Mortara, eredità Mantica doppio ricorso in appello
di Lorella Gualco wMORTARA La sentenza del tribunale non ha accontentato la difesa, ma nemmeno la parte civile. C'è, infatti, un doppio ricorso in appello contro il verdetto del processo per l'eredità Mantica. La difesa, rappresentata dall'avvocato Pietro Giorgis, chiede di cancellare la condanna a tre anni e 1.500 euro di multa nei confronti di Antonella Gardella, l'agente immobiliare 46enne, accusata di circonvenzione di incapace e appropriazione indebita in relazione all'eredità di Giovanna Mantica. L'avvocato di parte civile, Alessandro Carrera, ha impugnato la sentenza di primo grado per ragioni opposte. Il legale che rappresenta i parenti della pensionata chiede che il geometra Gianni Bocca, condannato a un anno per favoreggiamento, sia invece accusato di ricettazione, reato più grave. Inoltre, la parte civile chiede la condanna per concorso in circonvenzione di incapace dei tre imputati assolti dal tribunale: il notaio Paolo Sedino, Nadia Amisano e Giovanna Bocca, moglie e figlia di Gianni Bocca. I ricorsi in appello aprono le porte al secondo capitolo del processo per l'eredità di Giovanna Mantica. La facoltosa pensionata era morta a 89 anni nel giugno 2010 lasciando Gardella erede universale di un patrimonio stimato in circa due milioni tra immobili, titoli e contanti. Secondo l'accusa, il testamento pubblico e altri atti di disposizione dei beni firmati da Giovanna Mantica sarebbero stati indotti approfittando delle precarie condizioni di salute della pensionata che le impedivano di agire con lucidità. Una versione contestata dalla difesa, secondo cui Mantica era ancora consapevole delle proprie azioni quando ha cambiato il testamento a favore dell'agente immobiliare. «Non vi è prova – si legge nel ricorso – che Gardella abbia agito con dolo, così come non vi è prova che abbia avuto la minima percezione che Mantica non fosse in grado di decidere autonomamente». La difesa descrive l'imputata come «soggetto ingenuo e davvero buono», nominata erede dalla pensionata in nome della loro amicizia e per il fatto che Gardella da tempo si occupava di lei. Il ricorso della parte civile invece punta il dito contro gli altri imputati nel processo di primo grado sostenendo che i Bocca erano perfettamente consapevoli di quanto stesse accadendo e avrebbero avuto parte attiva nell'operazione lasciando a Gardella solo «il compito esecutivo». Anche Sedino, sempre secondo la parte civile, sarebbe stato «partecipe dell'attività di circonvenzione». Posizioni, come sempre, distanti tra accusa e difesa, su cui la Corte d'appello dovrà decidere.