Green campus, fascicolo aperto
PAVIA Tra i fascicoli d'indagine ancora in attesa di definizione, uno dei più importanti è, senza dubbio, quello relativo a Green campus. Su questo fronte, l'ultima decisione era giunta dalla Cassazione che aveva respinto il ricorso presentato dalla procura di Pavia. Il pubblico ministero aveva impugnato la decisione del collegio dei giudici Luigi Riganti, Michela Fenucci e Pietro Balduzzi, di dissequestrare oltre 300 appartamenti. Tutti quelli, cioè, per i quali era stata stipulata una convenzione, anche se successiva all'avvio dell'inchiesta. Per i costruttori c'era già stato il pronunciamento favorevole del tribunale, che aveva accolto la richiesta di dissequestro delle case a partire dalla convenzione stipulata a luglio del 2013 con il Comune. Un atto che integrava la convenzione d'obbligo, allegata alle compravendite, che impegnava gli acquirenti ad affittare le case a studenti universitari o personale dell'Ateneo. La richiesta era stata respinta ad agosto 2013 dal gip Anna Maria Oddone, che aveva di fatto bocciato la convenzione stessa, definendola «insufficiente a sanare un abuso già commesso». Il collegio dei giudici, con 13 pagine di motivazioni, aveva deciso diversamente, ritenendo invece che la convenzione avesse cambiato le carte in tavola. I giudici avevano scritto che l'operazione di Green campus sarebbe stata resa, attraverso la convenzione, «conforme al piano regolatore, e questo impediva di poter mantenere il sequestro dell'intero complesso», visto che sono «venuti meno i presupposti per una futura confisca». Alla luce di questo pronunciamento, anche gli amministratori delle società che realizzarono Punta Est presentarono una richiesta al Comune. Chiesero che si potesse ritornare alla prima versione del permesso di costruire, quella scaturita dall'atto d'obbligo firmato dai fratelli Lardera, precedenti proprietari dell'area. In quel documento ci si impegnava, appunto, ad affittare o vendere solo alle categorie che fossero in qualche modo ricollegabili all'Università. Quindi docenti, ricercatori, studenti e anche personale amministrativo dipendente dall'Ateneo. Ma su questa richiesta, il Comune di Pavia ha dato un responso negativo. Tanto che i proprietari di Punta Est hanno presentato anche un esposto al Tribunale amministrativo della Lombardia. Per i titolari delle società che realizzarono i settanta appartamenti, ottenere un accordo con il Comune sarebbe importantissimo perchè - applicando lo stesso ragionamento utilizzato per Green campus - si potrebbe evitare di arrivare alla confisca. Una prospettiva resa decisamente più concreta dalla sentenza letta, giovedì, dal giudice Beretta. (f.m.)