Sudan, svolta su caso Meriam «Sarà liberata in pochi giorni»
ROMA L'incubo di Meriam forse sta per finire. La giovane donna cristiana sudanese condannata a morte per apostasia e che qualche giorno fa ha dato alla luce la sua bambina in carcere sarà liberata «entro pochi giorni». L'annuncio è stato dato dalle autorità del Sudan dopo settimane di proteste da parte della comunità internazionale che ha accusato il Paese di comportamento «barbaro» e «arcaico». La triste vicenda di Meriam, 27 anni, è cominciata lo scorso febbraio con la denuncia da parte di un parente. La colpa della donna: aver rinnegato la fede musulmana del padre e aver sposato un uomo cristiano nel 2011. Quindi, il tribunale di Khartoum che l'ha condannata all'impiccagione, per "apostasia". Il suo matrimonio viene annullato perché contrario alla sharia, la legge islamica. E lei che ha già un figlio di due anni, viene condannata anche a 100 frustate per adulterio. Già incinta di otto mesi, Meriam finisce in carcere con il piccolo Martin. Poi la mobilitazione internazionale per la donna cresciuta come cristiana ortodossa, religione della madre, mentre il padre, musulmano, ha abbandonato presto la famiglia.