Ucraina, si combatte nell'Est
DONETSK Il vento forte che spazza Donetsk è vento di guerra nella martoriata Sloviansk, 100 km a nord dalla capitale dell'autoproclamata Repubblica popolare. Almeno quattro i morti dopo i bombardamenti di artiglieria e gli scontri violenti nelle periferie, dove i soldati ucraini - a quanto si apprende - tentano di sfondare le linee difensive nemiche con l'ausilio di una decina di elicotteri. La notte era scorsa via con il fiato sospeso per l'attacco di un centinaio di miliziani armati di tutto punto che, arrivati a bordo dei camion, hanno preso d'assalto il posto di frontiera di Dyakovo, nella regione di Lugansk, al confine con la Russia. Dopo un paio di ore di battaglia furiosa, i soldati ucraini hanno ripreso il controllo del checkpoint, anche in questo caso aiutati dall'aviazione. Tre i feriti tra i filo-russi, sconosciute le perdite tra gli attaccanti. Il bilancio dei morti dalla ripresa dell'operazione antiterrorismo di Kiev è di oltre 200 vittime, molti civili, almeno 50 soldati ucraini e un centinaio di ribelli, tra i quali una quarantina tra ceceni e russi. Impossibile al momento ottenere un bilancio certificato. A Donetsk sono tornate a riecheggiare le esplosioni all'aeroporto: i ribelli hanno tentato un assalto allo scalo, secondo Kiev. «Volevamo recuperare i nostri cadaveri», affermano i leader dei filo-russi, che contano almeno sei morti tra le proprie fila. In serata altre sparatorie «per distruggere le antiaree». Il tam tam rilancia un ultimatum che non trova conferme ufficiali: Kiev avrebbe garantito che non lancerà operazioni massicce fino a domani per consentire l'uscita dei civili dalla città. I ribelli hanno invitato la popolazione a «mantenere la calma», e confermato che non è in atto alcuna evacuazione, anche se i piani sono già pronti. Sul fronte diplomatico è scontro aperto tra Mosca e il rappresentante della Germania all'Osce, Wolfgang Ischinger, il quale ha auspicato che Kiev intensifichi l'azione militare all'Est e affermato che gli osservatori dovrebbero lasciare l'area. «Parlava a titolo personale», hanno precisato fonti dell'organizzazione a Vienna. La furia russa è dovuta anche al fatto che Ischinger è il mediatore per la crisi ucraina. «Entro una settimana sarà nominato un nuovo mediatore», ha tagliato corto il rappresentante di Mosca, Andriei Kelin. Il segretario generale, l'italiano Lamberto Zannier, illustra e chiarisce la posizione Osce: «Si lavora per far calare le tensioni», ha detto da Belgrado, sottolineando che la presenza degli osservatori «è di grande importanza per la stabilizzazione». Sono otto gli osservatori ancora in stato di fermo: 4 sono agli arresti nella città di Severodonesk, mentre altri 4 «sono in contatto via Skype con noi», ha detto il rappresentante russo all'Osce. Per loro «sono in corso negoziati». Interfax ipotizza che i ribelli stiano cercando di ottenere uno scambio di prigionieri. A Mosca avevano già destato scalpore, nel corso della notte le dichiarazioni della portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Jen Psaki, che ha difeso il diritto all'uso della forza da parte di Kiev, accusando i ribelli di abusi e crimini. «Gli ucraini sono incappati in incidenti», ha risposto a chi le chiedeva conto dei numerosi abusi - spari su civili e ambulanze - certificati in questi giorni. Donetsk intanto è in piena emergenza. Scarseggiano alcuni generi alimentari nei pochi negozi che restano aperti. E gli ospedali fanno appello per avere medicine e sangue per le trasfusioni.