Rischio siccità nuovo allarme
PAVIA Rischio siccità anche per la Lomellina, così come per un terzo della Lombardia e per le province orientali del Piemonte. Il ministero dell'Ambiente ha chiesto di sospendere la sperimentazione della regolazione del lago Maggiore. Lago da cui dipende l'irrigazione delle risaie e delle campagne nelle province di Varese, Milano, Lodi e Pavia, "dissetate" dai canali piemontesi. Preoccupati sono tutti gli agricoltori, a partire dai risicoltori di Lomellina e Pavese, primi in Europa con 80mila ettari coltivati a risaie. In questi giorni sono in corso vari colloqui tra i vertici con il Consorzio del Ticino, da cui dipende la regolazione del lago, e i rappresentanti del ministero dell'Ambiente. «Negli ultimi anni il livello del lago è sempre stato tenuto in via sperimentale fra 1,20 e 1,50 metri sopra lo zero idrometrico proprio per garantire il giusto apporto di acqua alla rete irrigua a valle del lago», spiega Wilma Pirola, presidente di Coldiretti Pavia. Ma dopo la nota del ministero la situazione potrebbe cambiare. E l'agricoltura pavese rischia di rimanere a secco. «La scelta di tenere a un metro l'altezza del lago sopra lo zero idrometrico aumenta in modo esponenziale il rischio siccità, perché ridurrebbe sensibilmente la quantità di acqua destinata all'irrigazione con disastrosi risultati sulle coltivazioni agricole durante la stagione di massimo lavoro sui campi – spiega Alessandro Ubiali, presidente della Coldiretti di Milano-Lodi-Monza – Migliaia di ettari di terreni a mais, riso e soia rischiano di restare a secco». Anche Giovanni Premoli, vice presidente di Cia Pavia, conferma: «L'approvvigionamento di acqua potrebbe incontrare qualche difficoltà a causa di incomprensioni nella gestione dei livelli del lago Maggiore. In un'annata che, se ben gestita, non dovrebbe comportare problematiche, ora il rischio è di trovarci nelle condizioni del 2006». L'utilizzazione dei volumi accumulati nel lago avviene in primavera e in estate per le utenze essenzialmente irrigue, e in autunno e inverno per quelle industriali: compatibilmente con le disponibilità idriche accumulate nel lago, in questi periodi il Consorzio del Ticino eroga rispettivamente 255 e 150 metri cubi al secondo. Per antico diritto, fra le utilizzazioni destinate a irrigare vasti territori sulla sponda lombarda e su quella piemontese, hanno prelazione d'uso le cosiddette "antiche utenze": i navigli Grande, Langosco e Sforzesco, la Roggia di Oleggio e numerose altre. Già in passato la zona terminale del reticolo dei navigli era andata in crisi nei mesi estivi. «Soltanto negli ultimi due anni questa situazione non si è verificata, grazie a un'ottima gestione del rilascio dell'acqua dal lago Maggiore», sottolinea Giovanni Roncalli, direttore di Coldiretti Pavia. La carenza d'acqua nei grandi invasi alpini e nei laghi determina una riduzione d'acqua anche per la pianura. «Le conseguenze per l'agricoltura nostrana e in particolare per la coltivazione di riso, cereale in sommersione, sarebbero deleterie – commenta Bruno Marioli, funzionario di Confagricoltura – Non dobbiamo dimenticare che le altre colture coltivate in Lomellina e Pavese, come mais, soia e sorgo, sono comunque irrigue». Umberto De Agostino