Rai pronta a tagliare gli organici

ROMA «C'è chi ha detto che noi vogliamo distruggere la Rai solo perché diamo la possibilità di vendere RaiWay o riorganizzare le sedi regionali. La Rai deve provare ad immaginare una scommessa culturale per il paese». Il premier Matteo Renzi tenta, ormai da settimane, di spegnere il fuoco divampato in Rai dopo il taglio di 150 milioni deciso dal governo. Ci prova anche il dg Luigi Gubitosi, spiegando che, quantomeno per il 2014, la cessione di una quota di RaiWay, la società che detiene le torri di trasmissione, consentirà di mettere in sicurezza i conti. D'altra parte, però, il manager avverte che il piano industriale già approvato «non è più sostenibile» ed è necessario per il futuro «rivedere perimetro del gruppo e livelli occupazionali». Parole, quelle pronunciate dal dg nella prima audizione in commissione di Vigilanza dopo il varo del decreto Irpef con la riduzione dei trasferimenti alla concessionaria, che confermano le preoccupazioni dei sindacati. Senza interventi, avverte Gubitosi, la manovra governativa determinerebbe un perdita di 162 milioni nell'esercizio 2014. «L'unica alternativa praticabile per far fronte, ad esercizio in corso e a budget già approvato, alla riduzione dei ricavi prevista dal decreto - spiega - appare la cessione di una quota di partecipazione al capitale di RaiWay». A generare allarme in Rai sono soprattutto le previsioni del dg sul suo futuro. Gubitosi fa sapere che «l'attuale piano non è più sostenibile» e che sarà necessario rivedere l'offerta e l'attività della Rai e di conseguenza gli organici. Come advisor finanziario è stata scelta la società Leonardo & Co. Sul mercato dovrebbe finire il 30-40% della società, le cui quotazioni oscillano tra i 600 milioni e il miliardo. Il dg non fa cifre, ma non vuol sentire parlare di svendita e si dice pronto a scommettere che non sono attendibili i 400 milioni di valore ipotizzati dal senatore M5S, Alberto Airola. l dg evoca un intervento «complessivo e organico» ma le sue parole mettono in allarme l'Usigrai. «Riduzione del perimetro del servizio pubblico e conseguente taglio dell'organico. È questa la nuova scommessa culturale per la Rai di cui parla il presidente del Consiglio? - chiede il sindacato dei giornalisti Rai -. Basta con gli slogan. Qui si sta parlando del lavoro di migliaia di persone». La speranza dei sindacati è che il dibattito parlamentare "azzoppi" il decreto, riducendo l'ammontare dei tagli.