Il Pd ha vinto negli ultimi 15 giorni
di Annalisa D'Aprile wROMA L'astensionismo in crescita, l'infedeltà degli elettori, e il mondo delle partite Iva e degli imprenditori che abbandona Berlusconi e Grillo per votare il Pd, o meglio il premier Matteo Renzi. A cinque giorni dal voto delle europee l'Istituto Demopolis identifica le principali novità di queste ultime elezioni disegnando la compagine di un elettorato che ha cambiato volto e anche motivazione. La vera sorpresa del giro di urne di domenica scorsa, spiega il direttore dell'istituto, Pietro Vento, «è quel che c'è dietro il voto: cioè un atto di fiducia verso il premier». Tra le novità dell'analisi Demopolis infatti c'è quella del voto di lavoratori autonomi, libero professionisti e imprenditori. «Fino al 2012 - dice Vento - questa classe di lavoratori ha sempre votato centrodestra e Berlusconi. Alle ultime politiche del 2013 parte di questi voti si sono spostati sul Movimento 5 Stelle. Ora è il Pd che ha conquistato il ceto produttivo». Nel 2013 appena il 14 per cento di professionisti e imprenditori ha votato il Pd guidato da Pier Luigi Bersani. Mentre oggi il 33 per cento dei lavoratori autonomi, «segmento che mai aveva votato a sinistra» sottolinea Vento, ha deciso di fidarsi del premier. Secondo il barometro politico dell'istituto, decisive sarebbero state le ultime due settimane di campagna elettorale: «Renzi, più convincente di Grillo e Berlusconi - continua il direttore - ha rappresentato il fattore prevalente nelle scelte di voto di circa i due terzi dei nuovi elettori del Pd». La mobilità del voto degli italiani, ribattezzata anche "Infedeltà", è l'altro elemento di novità delle europee. Le elezioni di domenica hanno dimostrato un livello di fedeltà sempre più basso rispetto alle precedenti tornate elettorali. Se già nel 2013 soltanto il 54 per cento ha confermato l'opzione delle precedenti politiche, il 25 maggio appena il 53 per cento ha scelto lo stesso partito del febbraio 2013: il 45 per cento degli italiani ha votato alle Europee una lista differente o è rimasto a casa. «La stabilità del consenso della Prima Repubblica e degli anni delle sfide tra Prodi e Berlusconi, quando cambiava idea circa un elettore su dieci – precisa Vento – è ormai solo un ricordo. Lo dimostrano le ultime variazioni elettorali: in poco più di un anno, nonostante la minor affluenza, il Pd guadagna oltre 2 milioni e mezzo di voti, il Movimento 5 Stelle ne perde quasi 3 milioni». È ulteriormente cresciuto, il 25 maggio, anche il numero di italiani che hanno scelto di non votare: oltre 20 milioni di elettori si sono astenuti, un milione e mezzo ha espresso una scelta non valida. Poco più di 55 su 100 hanno deciso di votare un partito alle europee. Dei circa 7 milioni di neo-astensionisti, secondo Demopolis, un terzo aveva scelto il Movimento 5 Stelle alle politiche del 2013, poco più di 3 su 10 avevano optato per il Pdl. L'aumento dell'astensionismo è presto spiegato: «È cresciuta la convinzione che la politica incida sempre meno nella realtà, nella vita quotidiana dei cittadini» dice Vento confermando un clima di incertezza e indecisione che non ha precedenti nel nostro Paese. E anche qui un dato, forse, a sorpresa: la percentuale del non voto tra gli elettori del Pd è rimasta la stessa, così anche quella degli altri partiti. Insomma, alla fine i più fedeli sono proprio gli elettori del centrosinistra. A pesare davvero sui risultati finali sono state le scelte degli indecisi, determinanti per l'esito della competizione. Chi ha superato la delusione per la politica e vinto contro l'idea di astenersi lo ha fatto solo 15 giorni prima del 25 maggio. E lo ha fatto scegliendo non il partito, dunque, né l'ideologia o il legame con il partito, ma il candidato leader. «Demopolis - spiega Vento - ha analizzato la provenienza del consenso odierno al Pd in base al voto espresso alle politiche: su 100 elettori delle Europee, i due terzi avevano già votato il Pd nel 2013. 9 su 100 avevano scelto il M5S, 5 il Pdl, 13 Scelta civica; 7 su 100 provengono da altri partiti o dall'area dell'astensione. Il Pd – conclude il direttore di Demopolis – ha dimostrato non solo un tasso di fedeltà molto superiore a tutti gli altri partiti, ma ha anche assorbito ampia parte dell'elettorato di Monti, sottratto consensi a Grillo e, per la prima volta, anche a Berlusconi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA