San Zenone invaso dai milò, scatta l'allarme

di Giovanni Scarpa wSAN ZENONE Incontrare il biacco sulla propria strada, milò in dialetto, non è mai piacevole, anche perchè può superare il metro di lunghezza. E se irritato si alza come un cobra, pronto a mordere, anche se non è velenoso. Ma se, come a San Zenone, di queste bisce ce ne sono a decine e arrivano fino al centro del paese, allora può diventare un problema. E' questa la prima emergenza che il neo riconfermato sindaco Eugenio Tartanelli si trova a dover affrontare, dopo aver chiuso la precedente legislatura alle prese con i piccioni sul tetto del Comune. Problema brillantemente risolto grazie all'intervento di un falconiere. Ma con i serpenti? «Qui è più difficile la questione – ammette –. Devo chiedere in Provincia come limitare questa vera e propria invasione». Per quanto innocui, i mirò possono mordere se si trovano in pericolo. «Hanno denti molto aguzzi – spiega il sindaco – e ho sentito racconti degli agricoltori che a volte è stato necessario tagliare la testa al serpente per fargli mollare la presa». Di sicuro, i molti residenti che abitano nei pressi dell'Olona hanno chiesto al Comune di fare qualcosa, visto che i rettili sono stati avvistati nei cortili delle case. «Da quello che so – prosegue Tartanelli – nidificano nei buchi dei muri, soprattutto. Qualche anno fa è stato rifatto il muraglione di contenimento sul fiume. I mirò hanno preso possesso dei numerosi buchi che servono per sfogo delle acque». Le sponde, poi, sono state di recente ripulite dalla folta vegetazione. I rettili, non trovando ostacolo, e cibo forse, si sono sempre più allontanati dalle tane. Arrivando fino in centro paese. «Ora io so che sono molto utili come animali – sottolinea il sindaco –. Si cibano di topi, tengono lontane anche le vipere. Ma non hanno molti altri predatori sopra loro, uomo escluso. Possono quindi riprodursi senza problemi. Ma qui iniziano ad essere un po' troppi». «Il biacco è una specie piuttosto comune in tutta la pianura, ed è ben noto tanto da possedere un classico nome dialettale diffuso in tutta la Bassa – dice l'etologo Luca Canova –. Il fatto che se ne trovino molti non significa che siano aumentati, può voler dire semplicemente che, per qualche motivo, la popolazione locale è stata costretta a muoversi. Il biacco tende a svernare in gruppi anche numerosi e, benché la stagione sia avanzata, è possibile che i ribassi termici degli ultimi mesi abbiano protratto lo svernamento. Di solito, queste improvvise comparse di alcuni esemplari sono legate al fatto che il sito di svernamento è stato disturbato. Succede quando case rurali, cantine, tombe o altre cavità vengono alterate dalle ristrutturazioni».