la giornata nazionale

di Anna Ghezzi wPAVIA Crescono i malati di sclerosi multipla in provincia di Pavia. «Siamo l'unica provincia che ha un registro dei malati in Lombardia – spiega Roberto Bergamaschi, responsabile del centro Sclerosi multipla del Mondino che venerdì organizza un open day e un convegno per la giornata nazionale della malattia –. Da 15 anni facciamo la raccolta dei dati: siamo passati da 80 malati ogni 100mila abitanti a 120». Al Mondino vengono a curarsi circa 1200 pazienti all'anno, la metà da fuori provincia. «Tre pazienti su 10 arrivano da fuori regione – spiega Bergamaschi –. In provincia ce ne sono circa 600, in crescita. Due terzi sono donne e il Mondino, che ha il bollino rosa, riserva loro una particolare attenzione». Tanto più che la malattia insorge solitamente tra i 25 e i 30 anni, portandosi dietro problematiche legate alla maternità. Ma perché i malati aumentano? «In parte – risponde Bergamaschi – perché la diagnosi è sempre più precoce e accurata. In parte perché fino al 1995 non c'erano quelle che ora si chiamano terapie preventive, che modificano il corso della malattia e ne prevengono l'evoluzione, aumentando l'aspettativa di vita: non si guarisce, ma si limitano gli effetti della malattia. A questo si aggiunge che le malattie autoimmuni, in cui il sistema immunitario aggredisce un componente del nostro stesso organismo sono in crescita nei paesi industrializzati». Nella sclerosi multipla il sistema immunitario cerca di distruggere la mielina, fondamentale per il sistema nervoso. Le paure più grandi di chi deve affrontare una diagnosi di sclerosi multipla? «La possibilità di avere figli, di trasmettere loro la malattia, ma anche di perdere la capacità di movimento – dice Bergamaschi – ma possiamo rassicurare sul fatto che ai figli la malattia non si trasmette e anzi, la gravidanza ha un effetto protettivo, il sistema immunitario si riassesta in un modo simile a quello che si ottiene con una cura perchè metà del dna del feto, di fatto, è estraneo e il sistema si tara per non rigettarlo». La malattia arriva solitamente intorno ai 25-30 anni: «Uno dei sintomi più frequenti, in un terzo dei casi è la neurite ottica, un calo brusco della vista in un occhio solo – dice Bergamaschi – poi mancanza di forza o paresi in uno o più arti e disturbi sensitivi non transitori: per avere il sospetto devono durare almeno un paio di giorni». In 15 anni l'aspettativa di vita si è allungata, tanti malati riescono a stare in piedi più a lungo. Ora la ricerca sta cercando di capire perché ci si ammala: «Stiamo indagando i fattori ambientali – spiega bergamaschi – e abbiamo rilevato come la carenza di vitamina D o il fumo portino a un'evoluzione più sfavorevole. Ora stiamo studiando una eventuale relazione tra l'insorgenza della malattia e l'esposizione all'inquinamento atmosferico, in particolare polveri sottili, ma siamo solo all'inizio».