"Io, negli altri" Il libro del 17enne Simone Miraldi

PAVIA A 17 anni scrive monologhi in cui intreccia letteratura e filosofia: Simone Miraldi, studente del Foscolo, ha pubblicato con Erickson il suo primo libro, "Io, negli altri", che presenterà alla libreria il Delfino oggi alle 18. Con lui dialogherà Stefania Grossi, del Teatro delle Chimere e verranno rappresentati alcuni monologhi del testo. «Ho sempre voluto esprimermi con la scrittura, fin da quando andavo alle elementari, ma non trovavo uno stile e una forma artistica convincente con cui farlo. Ho sempre letto tanto - dice Miraldi - ma sentivo il bisogno di affinare la mia tecnica e trovare un mio stile congeniale di scrittura. Da dieci anni frequento un corso di teatro e proprio in questo ambito ho ricevuto lo stimolo fondamentale: due anni fa mi sono trovato a scrivere un monologo da mettere in scena con la Volpe di Pinocchio come protagonista; mentre scrivevo ho capito che il monologo era il mezzo che stavo cercando, la forma espressiva che mi mancava». Come nasce dunque questo primo libro? «Nasce in tre fasi: due anni fa ho scritto i primi dieci monologhi, in seguito ho deciso di ampliare il lavoro fino ad arrivare alla composizione di un libro e, per ultimo, ho stabilito la struttura definitiva dell'opera. Attualmente "Io, negli altri" si compone di 3 "viaggi" in cui dei simulacri della figura dantesca di Virgilio (il professor Moriarty di Sherlock Holmes, lo sceriffo di Nottingham e l'Innominato manzoniano) mi guidano attraverso un mondo fantastico alla conoscenza di alcuni tra i cattivi più celebri della storia della letteratura, ma non solo. Tra i personaggi ci sono anche figure non negative, come Nestore dei poemi omerici o la dea del focolare Estia. I 3 viaggi sono separati dai monologhi in cui le figure che incontro si raccontano e descrivono. In coda ai 34 monologhi ho posto degli aforismi del "sognatore", un personaggio di fantasia che funge da chiusura e cesello all'opera». Un progetto molto ambizioso. Hai pensato fin da subito alla pubblicazione? «Ho sempre scritto per condividere con qualcuno. Sento il bisogno di esprimermi e ritengo che sia giusto rendere partecipi gli altri. Ovviamente per un esordiente assoluto pubblicare è sempre molto difficile: tutte le case editrici ti chiedono per prima cosa se hai già pubblicato qualcosa! Ho avuto l'opportunità di pubblicare con Erickson, una casa editrice che ha creduto nella mia opera d'esordio». Gli studi classici hanno influenzato la stesura del libro? «Molto, a partire ovviamente dalla ripresa di personaggi classici e dai rimandi danteschi. Penso che la Divina Commedia sia una delle più grandi opere poetiche della storia della letteratura europea e forse mondiale. I primi dieci monologhi, i più antichi, sono in un certo senso più "facili", meno densi di rimandi e approfondimenti filosofici. Lo studio della filosofia è stato per me fondamentale, mi ha schiuso un mondo e arricchito immensamente. Penso di studiare filosofia all'Università ma questa mia passione è già evidente dalle speculazioni sul bene, il male e il senso della vita che nelle mie pagine trovano posto». Un futuro da scrittore già scritto, quindi? «Sto lavorando al secondo libro, un romanzo, ma non so quando vedrà la luce. Oltre a questo scrivo poesie, soprattutto sonetti, ma mi dedico anche alla musica con il "Le fenici". Non so se sarà il mio futuro, ma di sicuro scrivere sarà sempre una parte importante della mia vita». Riccardo Catenacci