Il leader populista crolla in Olanda Delusione Wilders

di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Non è andata come ci si aspettava. L'ondata antieuropea, per il momento si è infranta contro il primo scoglio. Giovedì si è votato in Olanda e in Gran Bretagna, i primi Paesi ad aprire questa tornata elettorale per il nuovo Parlamento europeo. I risultati ufficiali arriveranno solo domenica, dopo che alle 23 anche in Italia i seggi saranno chiusi, ma secondo exit poll e interpretazioni del voto, i populisti hanno fallito la prima prova. La sorpresa più grande è stata nei Paesi Bassi, dove Geert Wilders, per molti leader populisti europei una sorta di faro, è crollato, forse, addirittura al quarto posto, ed avrebbe perso anche due dei suoi cinque deputati. Una sconfitta senza attenuanti che, se confermata dai dati reali, metterà in difficoltà tutto il lavoro che nel populismo europeo si sta facendo per tentare di creare un gruppo formale all'interno del Parlamento europeo. Ancora più bruciante è la sconfitta perché i votanti, sempre pochissimi, raggiungendo il 37% hanno fatto anche registrare un aumento rispetto al 36,7% del 2009. Il partito del biondo Wilders, che pure aveva tentato di diventare il leader europeo delle forze anti-euro, il Nos, avrebbe raccolto il 12,7% dei voti (con un pesante calo del 4,3%) attestandosi al terzo posto (o al quarto dopo i liberali del premier Rutte), ma certamente dopo i cristiano-democratici e la sinistra liberale, entrambi in calo ma attorno al 15%. Gli olandesi eleggono 26 eurodeputati: se gli exit poll saranno confermati, Wilders perderà due dei suoi cinque rappresentanti a Strasburgo. Anche in Gran Bretagna per l'attesissimo Nigel Farage è stata una delusione. Qui ci sono dei dati definitivi, che riguardano le elezioni amministrative, che, come avverrà domani in Italia, si sono svolte in contemporanea alle europee. I britannici, più corretti degli olandesi verso gli elettori che ancora devono recarsi alle urne, non hanno diffuso exit poll sulle europee, ma i dati veri sulle elezioni locali non danno molto da sorridere all'Ukip, il partito anti-europeo che ci si aspettava potesse esplodere. Certo, il voto locale e quello europeo sono diversi, le percentuali non coincideranno, ma un'indicazione di massima ne è uscita, e Farage è rimasto una piccola forza. Il partito nazionalista è riuscito a raggiungere i 100 consiglieri comunali nelle varie città dove si è votato: questo era un primo obiettivo ed è un successo, ma l'Ukip resta senza nemmeno un sindaco. Chi ha vinto, ed è un po' una sorpresa, sono stati i laburisti, che hanno avuto circa 1.300 consiglieri, aumentando di un centinaio quelli che avevano, i conservatori ne hanno persi altrettanti fermandosi a 1.123, i liberali sono anche loro calati di un centinaio arrivando a un modesto bottino di 325 consiglieri. L'attesissimo Ukip è appena sopra i 100 consiglieri, con un aumento di ottanta seggi. Grande crescita, senza dubbio ma la forza resta marginale. I votanti sono stati, il 37% circa, come nel 2009, e tutto sommato non è un cattivo risultato il fatto che non siano calati. Ieri si è votato in Irlanda e Repubblica Ceca, oggi tocca a Malta, Lettonia e Slovacchia, e domani si chiude con tutti gli altri Paesi, Italia compresa. Già poco dopo le 23 si delineerà il quadro definitivo dei risultati. Grande attesa per i risultati in Francia, dove il Front National potrebbe diventare il primo partito, e in Italia. Ma anche in Ungheria e Repubblica Ceca gli anti-euro potrebbero ottenere buoni risultati. Almeno secondo i sondaggi. lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA