Sfida all'ultimo santino tra dispetti e messaggini
PAVIA La calcolatrice c'è ma non si vede. Le percentuali pure non ci sono ancora. Ma frullano nella testa dei candidati. E tra un santino e l'altro ci si scambia pareri, previsioni, impressioni. E' tutto un «tu come la vedi»? Con una pausa dalle strategie risiko-tendenti concessa ai candidati dalle rispettive feste di fine campagna elettorale. Ultimo giorno prima del silenzio. Il colpo d'occhio restituisce una piazza della Vittoria invasa dai gazebo. Pd, Insieme per Pavia, Idea Pavia e Lega hanno trascorso la giornata insieme sotto un cielo azzurro pavese, hanno condiviso una pausa pranzo con panino al volo in angoli all'ombra della piazza e il volantinaggio di rito. In corso Cavour davanti al banchetto del candidato Pd Michele Lissu, l'assessore Marco Galandra (Fratelli d'Italia) si ferma a parlare con il consigliere comunale Matteo Pezza, Pd. «Prove di apparentamenti» è solo la battuta che arriva facile facile. In realtà ci si confronta. Perché la questione che perseguiterà i candidati fino allo spoglio è il nodo percentuali. E l'ipotesi ballottaggio. L'ultimo giorno di campagna elettorale è anche quello della revisione di quanto fatto: «Ci si chiede se abbiamo fatto proprio tutto, se ci sono persone da contattare», spiegano alla sede elettorale di Forza Italia in corso Garibaldi. Alla scrivania invasa dai santini c'è Luca Filippi, circondato da un gruppetto di giovani FI. Nel tardo pomeriggio lo raggiunge anche il padre, Ettore Filippi. Si fa il punto. Manuele Mangiarotti ha il suo nome scritto sulla portiera di una Smart nera parcheggiata lì davanti. A tre cerchioni su quattro hanno portato via il marchio dell'automobile. «O forse li ho persi», dice lui. «Ma anche a Bobbio Pallavicini hanno danneggiato l'auto», spiega Barbara Longo. Hanno strappato l'adesivo con il volto dell'assessore alla viabilità, l'auto parcheggiata in centro. Niente di che, minimizzano tutti. Si torna a far di conto. Sarà che per alcuni la stanchezza si fa sentire, ma le battute vengono via veloci. E anche l'ironia. In qualche bar del centro si trovano i santini dei candidati con barba, baffi e denti neri a modificare il profilo sorridente. E' più gazebo che sedi elettorali. Quella di Niccolò Fraschini in Strada Nuova è chiusa, per esempio, ma il suo volto e i manifesti tappezzano la vetrina. Il senso critico di chi guarda anche all'aspetto creativo della campagna elettorale è messo a dura prova dai manifesti affissi in città. Non un granché. Per concedersi un sorriso basta guardarne il retro: la scritta «vota Gesù» in più modi declinata fa trasparire un moto di simpatia per Ricostruire Pavia e il suo candidato Manfrinato. Poi scende la sera, cala il sipario, torna l'ora dell'aperitivo, poi della cena. «Ci si distingue subito – dice Walter Veltri al suo gazebo in piazza – tra barbera e champagne». Chissà Gaber cosa direbbe. @mariannabruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA