«Berneschi poteva fuggire all'estero»

di Andrea Di Stefano wMILANO Il terremoto che ha investito la Cassa di Risparmio di Genova e il suo ex presidente e padre-padrone, Giovanni Berneschi, investe l'intero sistema creditizio italiano. L'ex banchiere, finito agli arresti domiciliari con accuse molto pesanti da parte della procura di Genova che spaziano dal riciclaggio alla truffa sino all'associazione per delinquere, è infatti vice presidente dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana, e dell'Acri, Associazione delle casse di risparmio. Così è toccato ai presidenti rintuzzare, a fatica, il coro delle polemiche visto che l'ex presidente della Carige non si è neppure autosospeso dagli incarichi. Berneschi «non decade poiché ancora non c'è sentenza» e «non partecipa alle riunioni» «perché arrestato», ha detto con evidente fastidio il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, che ha ribadito la sua fiducia nella magistratura: «Solo l'autorità giudiziaria può avere determinanti elementi. Noi non siamo una autorità di vigilanza sulle banche e non abbiamo poteri di autorità giudiziaria» ha sottolineato il presidente dell'Abi, ricordando che «la nostra è una associazione di 800 banche, di ogni tipo e natura, in cui lavorano oltre 300 mila persone che poi indicate nei vari organi associativi». Ancora più lapidario il presidente dell'Acri: «Non ho mai protetto Berneschi. È sufficientemente grande per proteggersi da solo» ha detto ieri Giuseppe Guzzetti. Intanto l'inchiesta è destinata ad allargarsi a macchia d'olio: la procura ha iscritto nel registro degli indagati almeno altre dieci persone che hanno ricevuto gli avvisi di garanzia mentre gli investigatori stanno esaminando l'enorme mole di documenti sequestrata durante il blitz di giovedì. Dalle carte dell'indagine emerge l'ipotesi che Berneschi, con i denari illecitamente accumulati ai danni del gruppo bancario mediante compravendite a valori gonfiati da due a 50 volte il reale, volesse rientrare in Carige da padrone. L'ex presidente è infatti azionista della Carige con il 2% e aveva annunciato di voler sottoscrivere l'aumento di capitale per un ammontare stimato di 16 milioni di euro. Un "tesoretto" di 21 milioni a lui riferibili è stato sequestrato in banca tra la Carige di Genova e Milano. Ma Berneschi, secondo gli inquirenti, «dispone di ingenti capitali all'estero, ancora da rimpatriare» e non esclude la possibilità di andare a vivere e lavorare «in Svizzera» dove avrebbe la possibilità di «lavorare per l'Unione banche svizzere». Proprio il rischio di fuga è stato uno degli elementi che ha portato alla misura cautelare firmata dal gip Adriana Petri. Il quadro delineato nelle 122 pagine dell'ordinanza è molto pesante: l'ex presidente avrebbe potuto contare su "talpe" in procura e nei carabinieri e sarebbe ricorso a "spalloni" per movimentare il danaro dalla Svizzera, come emerge da intercettazioni che testimoniano di un Berneschi che chiedeva a Luigi C. «se può offrire un servizio di spallonaggio di valuta dall'estero all'Italia». L'inchiesta potrebbe avere sviluppi anche in relazione al rapporto tra Berneschi e il cardinale Angelo Bagnasco, che ieri ha usato parole felpate: «È un fatto che ci rattrista enormemente. E ci preoccupa, con la speranza che si farà luce su tutto. Però posso testimoniare ferma determinazione e competenza per superare questo momento di difficoltà sia per la istituzione bancaria che per la fondazione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA