Mortara dà ospitalità a 32 profughi libici

MORTARA Da poco più di una settimana 32 immigrati di varie nazionalità sono ospitati a Mortara in uno stabile di proprietà privata in via Belvedere, nel quartiere di San Pio X. Si tratta di persone tra i 20 ed i 30 anni: molti di loro sono originari della Nigeria, ma tra i paesi di provenienza ci sono anche Ghana, Mali, Senegal, Gambia e Niger. A gestire la struttura è la cooperativa Faber di Inveruno, in provincia di Milano. «Sono persone che già conosciamo perché prima erano ospitate in strutture di Sant'Angelo Lomellina e Palestro – spiega il presidente della cooperativa, Fabio Garavaglia –. Sono tutte persone tranquille, hanno l'obbligo di dimora in questi appartamenti di notte, mentre durante il giorno possono girare liberamente in città». Per loro è iniziato l'iter per ricevere lo status di rifugiato politico: «E' una procedura abbastanza lunga – sottolinea ancora Garavaglia –, queste persone hanno presentato la domanda, ora verrà valutata dalla commissione che poi deciderà se concedere o meno questo status. Molte di queste persone lavoravano in Libia, ma sono stati costretti a fuggire per non rischiare di essere uccisi e sono arrivati nel nostro paese». L'amministrazione leghista di Mortara critica il fatto di non essere stata avvisata del loro arrivo. «La struttura in cui vengono ospitati è privata e quindi naturalmente non avremmo potuto impedire il loro arrivo, ma è grave che io non sia stato avvisato per tempo – attacca il sindaco di Mortara, Marco Facchinotti -. Ritengo che sia tutto in regola e che i locali siano a norma, ma la polizia locale e l'Asl faranno controlli sugli aspetti sanitari». «Si tratta di sei appartamenti collegati tra loro – evidenzia il comandante della polizia locale mortarese Davide Curti –. Sono abbastanza spogli, senza arredamenti particolari se non una cucina unica che viene utilizzata da tutti gli ospiti». In attesa di novità sulla domanda presentata per ottenere lo status di rifugiato politico, queste persone sono coinvolte dalla cooperativa di Inveruno in alcune attività. «Stiamo promuovendo corsi di italiano – conclude Fabio Garavaglia – perché riteniamo che la lingua sia la prima cosa da insegnare loro per permettere a queste persone di capire e farsi capire da chi li circonda, poi ci piacerebbe avere una collaborazione con l'amministrazione comunale per far svolgere a queste persone lavori utili alla comunità, in attesa che la loro posizione venga chiarita». Alberto Colli Franzone