La goliardia storica ricorda il «Sacro regno longobardo»
PAVIA La goliardia storica pavese si è ritrovata, per il quarto anno di seguito, a Pavia; una data quella di venerdì scelta non a caso: il 16 maggio 1973 si è tenuta l'ultima festa del «sacro regno longobardo», la sigla che negli anni Sessanta riuniva le confraternite goliardiche pavesi (Fara Longobarda, La torre, Ponte Vecchio, Augustus, Coppola e Lupara, Licantropi, Mandrillacci, questi i nomi sospesi tra ironia e mitologia longobarda). Negli anni '60 la goliardia coinvolgeva 4-5mila studenti. L'epoca d'oro si è chiusa con il '68: «La goliardia è sempre stata apolitica, il nostro obiettivo era divertirci e fare cultura. Con gli anni delle lotte politiche questo mondo si è perso: qualunquista, cioè non interessato alla politica, veniva equiparato a fascista. Ovviamente non era così», ricorda Tanino Lo Giudice. A distanza di decenni, i legami si sono mantenuti. «Saremo una quarantina, il nostro intento è ricordare che goliardia significa gioventù e cultura; vogliamo idealmente passare il testimone ai goliardi attuali», dice Giovanni Del Gaiso. Tanti aneddoti da raccontare: l'irruzione al collegio Boerchio per costringere Renato Rascel a cantare tutta notte per i confratelli, i sequestri delle matricole d'onore (tra gli altri Fellini e Dario Fo) conclusi dopo il pagamento di un riscatto in natura (una bevuta all'osteria del Prestinè), lotte di potere tra ordini rivali con furti di mantelli e manifesti ironici. (r.cat.)