La strage di Santhià Lorenzo ha agito sotto effetto di coca
VERCELLI In psichiatria lo chiamano «disturbo narcisistico della personalità»: un soggetto «perde la testa» perché qualcuno a lui molto vicino gli nega qualcosa cui lui tiene molto. Questo provoca una reazione a tal punto violenta che il soggetto può arrivare ad uccidere. La notte tra giovedì e venerdì, nella testa di Lorenzo Manavella, 25 anni, pallavolista tra i migliori a Santhià, secondo ipotesi, deve essere scattato un meccanismo mentale di questo tipo per portarlo a massacrare come ha fatto le persone che amava di più al mondo: il nonno Tullio, 85 anni, la nonna Pina, 78 anni, la zia Patrizia, 56 anni. Li ha uccisi mentre dormivano, colpendoli con un coltello e un non meglio precisato "corpo contundente". Le due donne sono state trovate nei loro letti. Il nonno vicino alla camera. Ovunque copiose tracce di sangue. Massacrati e colpiti con un furore malato. Perché? Il motivo scatenante sarebbe questo: non gli compravano l'auto e lui era costretto - a 25 anni - a chiedere continuamente passaggi agli amici. Così, dopo essere stato riportato a casa per l'ennesima volta, senza avere i soldi per andare in discoteca, la violenza in lui è esplosa. Il detonatore è stata la cocaina, che lui quella notte ha assunto in quantità. Poi ha ucciso con cieco furore le persone che amava di più al mondo. «Ho perso la testa» ha confessato agli inquirenti che insieme al sostituto procuratore della Repubblica di Vercelli, Roberta Brera, hanno interrogato il ragazzo per quasi 7 ore nella caserma dei carabinieri di Vercelli. Sull'interrogatorio procura e inquirenti mantengono il riserbo. «Ha reso ampia confessione» si è limitato a dire l'avvocato d'ufficio, Andrea Brignoglio, senza aggiungere altro. Tuttavia fonti vicine alle indagini confermano che il ragazzo ha ammesso in quelle 7 ore di aver ha agito sotto l'effetto della cocaina. E di aver ucciso - ha confessato - «perché volevo i soldi». Al termine dell'interrogatorio Lorenzo Manavella è stato formalmente incriminato per omicidio plurimo aggravato e rapina aggravata. Ma restano altri aspetti da chiarire.Tempo fa dall'appartamento di Vercelli di Patrizia Manavella qualcuno aveva rubato i gioielli della donna. Ma sulla porta non erano stati rilevati segni di effrazione, era stata usata la chiave. Stando agli amici e ai conoscenti di Santhià, in passato Lorenzo aveva avuto problemi di droga (per lui anche un arresto ai domiciliari). Ma - dicono - «Lorenzo era uscito dal giro, è un bravo ragazzo». Il fatto che abbia agito fatto di coca sembra dire il contrario. Piccola attenuante il fatto che il giovane si sia costituito. Da solo, alla stazione di Venezia: è sceso dal treno con i vestiti ancora sporchi di sangue e si è presentato al posto di polizia della stazione: »A Santhià sono stato io, sono stato io», ha ripetuto. Le accuse: omicidio plurimo e rapina.