Facchin, dal Pavia ai play off per la B
di Luca Simeone wPAVIA Quella serie B solo annusata la scorsa stagione alla Reggina, e conquistata già con il Padova nel 2007-2008, ma da panchinaro, potrebbe riprendersela nelle prossime settimane. Stavolta da protagonista. Davide Facchin l'aveva detto, a gennaio: «Sto bene a Pavia, vado via solo per andare in una squadra che lotta per i play off». Detto fatto, perché dopo qualche giorno lo ha richiesto l'Alto Adige e il Pavia (con il quale ha ancora un anno di contratto) lo ha lasciato partire in prestito. I biancorossi erano già molto competitivi e con Facchin, tra i portieri meno battuti nonostante l'ultimo posto del Pavia, hanno colmato una lacuna. Così l'Alto Adige è salito fino al terzo posto e oggi si gioca la semifinale play off contro la Cremonese (andata in trasferta allo Zini alle 16). Ma una bella mano gliel'ha data proprio Facchin, neutralizzando due dei quattro rigori del Como nel primo turno degli spareggi per la B. «Parare rigori fa piacere, anche se è più demerito dell'attaccante perché un rigore ben tirato non si prende – dice il 27enne di San Donà di Piave – ma al di là di questo qui ho trovato un gruppo bellissimo. Io sono riuscito a dare continuità alla prima parte di stagione giocata a Pavia: l'Alto Adige era già molto forte, avevano solo bisogno di tranquillità dietro e si sono fidati di me». Scelta azzeccata, dunque, quella di Bolzano: «Decisamente. E ora speriamo di coronare un sogno in questi play off». Scelta azzeccata anche dal punto di vista societario. Tra l'altro l'Alto Adige è sempre stato un modello per gli Zanchi a Pavia. «Questo è un club molto serio e organizzato, preparato in tutte le sue componenti. Non ti fanno mancare nulla: il giorno dopo l'arrivo avevo già casa e tutto il materiale per allenarmi. Si sente che hanno voglia di crescere: fanno tutto per accontentarti, tu devi pensare solo a giocare». Nella sfida alla Cremonese ritrova come avversario il tecnico di grigiorossi Dionigi, l'anno scorso suo allenatore a Reggio Calabria, dove Facchin giocò solo due gare. «All'inizio ce l'avevo con lui – racconta il portiere – il mio collega di ruolo non stava facendo bene ma a me non veniva data un'opportunità. Poi ci siamo chiariti, mi spiegò che quella scelta non dipendeva da lui. Quando sono andato via ci siamo abbracciati. Dionigi è un tecnico molto preparato, che può fare strada». A Pavia, dopo l'infortunio a Rossi con cui c'era stato un dualismo non semplice da gestire, il suo posto è stato preso da Paolo Guerci, tre anni fa terzo portiere a Pavia con Facchin titolare: «Secondo me bisognava aspettarlo e non cederlo. Già all'epoca era pronto e lo dicevamo con Perrone, il nostro preparatore: Paolo ha la tranquillità di un trentenne, para come un vecchio». ©RIPRODUZIONE RISERVATA