Delitto Rostagno, ora luce sui depistaggi

Omissioni, reticenze, carenze investigative hanno frenato per molti anni la ricerca della verità sull'uccisione di Mauro Rostagno (foto). La sentenza della Corte d'assise, che ha condannato all'ergastolo Vincenzo Virga come mandante e Vito Mazzara come sicario, chiude la pagina più controversa sulla matrice mafiosa dell'agguato ma ne apre un'altra sui possibili depistaggi. La corte, presieduta da Angelo Pellino, ha trasmesso alla procura gli atti relativi alle posizioni di dieci testimoni. Le loro dichiarazioni sono apparse inattendibili oppure reticenti. E tra i testi sui quali indagherà la Dda di Palermo figurano anche due investigatori: Beniamino Cannas, luogotenente dei carabinieri all'epoca in servizio a Trapani, e Angelo Voza, sottufficiale della Guardia di finanza. Le loro posizioni si collegano al lavoro giornalistico di Rostagno sui rapporti tra la massoneria deviata, la mafia, l'economia, la politica. Nei suoi servizi per l'emittente Rtc aveva delineato i contorni di questo contesto complesso. Ne aveva parlato con Cannas. Ma i due verbali con le dichiarazioni del giornalista non sono mai stati trasmessi ai pm. Solo a dibattimento iniziato se ne è avuta notizia e la corte li ha acquisiti da un altro processo, quello sulla loggia massonica segreta Iside 2, diventata punto di incontro tra poteri occulti e boss mafiosi come Mariano Agate e Natale Lala. Un esponente di quella loggia, Natale Torregrossa già condannato per associazione segreta, e Antonio Gianquinto, pure iscritto alla massoneria, sono stati sentiti durante l'inchiesta sul caso Rostagno e chiamati a deporre in aula. Ma il loro contributo è apparso opaco e per questo la Dda di Palermo valuterà se indagarli per falsa testimonianza.