Renzi: Sud non spacciato

NAPOLI Matteo Renzi lascia per un giorno i molti fronti di guerra aperti a Roma per attraversare il fu Regno delle due Sicilie, da Napoli a Palermo. «Il Sud non è spacciato ma è ora che tutti mettiamo da parte gli alibi e ci assumiamo le responsabilità», chiede il premier promuovendo un miglior uso dei fondi Ue, uno spreco da 180 miliardi negli ultimi anni, a partire dalle elezioni europee, «uno spartiacque» per la rotta dell'Europa ma anche, Renzi sa, per la forza del Pd e del governo. Napoli, Reggio Calabria, Palermo sono le tre frontiere, piegate dalla crisi e dalla disoccupazione, che Renzi sceglie di percorrere in un solo giorno. Con la promessa di tornarci ogni tre mesi per fare il punto sull'uso dei fondi europei ma anche per tastare il polso della crisi. Impegni perché «se il governo perde al Sud perde la sfida Paese» ma anche un richiamo severo a fare ognuno la propria parte. «Noi vogliamo smontare le tesi che l'Italia sia il problema della Ue ed il Sud il problema dell'Italia ma il mancato uso dei finanziamenti comunitari grida vendetta», sostiene il premier avvertendo le istituzioni locali che se non sapranno sfruttare le risorse che «ci sono», il governo interverrà direttamente. Sono il rispetto delle regole e l'impegno collettivo la via che il presidente del Consiglio indica, a partire dall'incontro con gli alunni della scuola "Parini" di Secondigliano, per far rialzare la testa all'Italia e al sud. Una missione istituzionale, anche per promuovere l'uso di 1,7 miliardi della "Garanzia Giovani" in un'area dove «i dati della disoccupazione giovanile sono sconvolgenti». Solo a fine giornata, a Palermo, in una gremita piazza Politeama, Renzi dismette i panni del premier per chiamare alla sfida elettorale, convinto che stavolta «il Pd vince e scala il podio». Tutto, alla fine, si lega perché, per il leader dem, solo se il Pd vince le europee potrà «rinnovare la linea politica della commissione Ue». E spingere perché i fondi di coesione e di cofinanziamento escano dal patto di stabilità. «Se noi decidiamo che tutti i fondi che vanno in investimenti per la scuola o la rete a banda a larga sono fuori dai patti di stabilità è una bella boccata di ossigeno». Per Renzi le elezioni del 25 maggio sono un «referendum», un ballottaggio tra chi urla, come Grillo e Berlusconi, «tornati sempre uguali a sè stessi», e chi, come il Pd, spera nell'Italia e attraverso il governo «è in campo contro la disoccupazione e gli sfascismi».