«Turatello, storia di un amico il mio libro diventerà un film»
PAVIA «Meglio morire di fame che essere un criminale. Il crimine non paga mai: lo afferma una che ha visto morire i suoi amici». E fra gli amici di Antonella D'Agostino c'era anche Francis Turatello, boss della mala milanese degli anni Settanta ora al centro di una biografia dai lei data alle stampe con il titolo "Francis Faccia d'Angelo. La Milano di Turatello" (Milieu Edizioni, 14,90 euro, 288 pagine). Dell'autrice le cronache si sono occupate anche per via del suo secondo matrimonio con Renato Vallanzasca, il bel Renè, conosciuto alle scuole elementari («Avevamo nove anni, abitavamo al quartiere Giambellino», ha più volte spiegato lui). Si sono sposati nel 2008 ma di questo Antonella D'Agostino non vuole parlare. Domani alle 18 sarà invece alla Feltrinelli di via XX settembre per presentare il libro; all'appuntamento, introdotto dall'avvocato Giammateo Rona, sarà presente anche Stefano Chiodaroli, l'attore vigevanese che ha recitato nel film "Vallanzasca. Gli angeli del male" di Michele Placido. Negli anni Settanta le bische di Turatello erano frequentate da cabarettisti, cantanti, rapinatori, ma anche da industriali e politici. Dopo una lunga latitanza lui viene arrestato il 2 aprile 1977 a Milano, in viale Lunigiana. Processato per una lunga lista di reati è condannato a una lunga detenzione che sconta sotto il regime di carcere duro. Nonostante questo, "Faccia d'angelo" riesce per un certo periodo a guidare dal carcere la sua banda, fino a quando viene soppiantato dal suo ex braccio destro Angelo Epaminonda, detto "il Tebano". Turatello sarà ucciso il 17 agosto 1981 nel carcere di massima sicurezza nuorese di Badu ‘e Carros. Com'è nato questo libro? «Voglio spiegare un padre a un figlio. In questo caso si tratta di Eros, il figlio di Francis. Attraverso questa biografia non ho voluto santificare Turatello, ma solamente ricordare un amico fraterno, un fratello. Io ho il culto dell'amicizia, una parola oggi abusata e di cui si è perso l'autentico valore». Turatello costruì a Milano un impero fatto di bische, rapine, prostituzione, affari con mafiosi, politici e rappresentanti di spicco del jet set. Lei racconta questi fatti nel libro? «Sono stata accusata di aver indorato la pillola dipingendo Francis come una persona normale. Non è vero. Ammetto di aver omesso qualche particolare un po' crudo della sua vita, ma nel complesso ho scritto di un amico, nel modo in cui si può vedere un amico vero. Lui è stato un bandito, ha fatto la sua scelta di vita e io ho fatto la mia». Come vi siete conosciuti? «Eravamo ragazzi a Milano. Lui lavorava in un negozio di tappeti persiani in via Manzoni. Io ero apprendista in un negozio di acconciature in via Montenapoleone. Siamo diventati amici fraterni, come fratello e sorella. Poi gli anni sono passati e non ci vedevamo più tutti i giorni, ma il legame è sempre rimasto». Lei nel libro parla anche del rapporto fra Turatello e Vallanzasca? «In generale non amo parlare di mio marito Renato. E nel libro ho voluto evitare di scrivere cose sapute e risapute. C'è stata una grande rivalità fra loro due, ma poi in carcere sono diventati amici. Sono due persone che hanno sbagliato vita e che, per questo, hanno pagato duramente». Ora il suo libro diventerà un film? «E' piaciuto a una casa di produzione americana che ha deciso di prenderlo come spunto per un film da girarsi l'anno prossimo. Sarò chiamata a scrivere la sceneggiatura, come già ho fatto per il film su Renato diretto da Michele Placido. Vi reciterà anche Nicola Adobati, un bravo attore emergente». Lei lavora molto con i giovani criminali: quale messaggio vuole lanciare? «Ripeto loro che il crimine non paga. Mai. Meglio mangiare pane e cipolla tutti i giorni che finire ammazzati come tanti miei amici». Umberto De Agostino