Auser: «Vicini di casa attenti al disagio Nei paesi accade, in città è più difficile»
«Mangiare male o non mangiare è legato alla solitudine – spiega Elena Borrone, direttore Auser comprensoriale di Pavia – Uno si trova da solo per la perdita di qualcuno. E sedersi a mangiare diventa un problema». Poi ci sono i problemi economici: «Succede che qualcuno che ne ha bisogno non abbia diritto al pasto del Comune per problemi burocratici. Noi lavoriamo in rete coi servizi sociali, Caritas, la parrocchia di Sant'Alessandro, prendiamo in carico la persona e andiamo a sollecitare chi dovrebbe intervenire. Un nostro operatore è andato a cucinare da una signora a Natale, lei non mangia perché è depressa e ha problemi economici, peserà 30 chili: avrebbe bisogno di un filetto, ma può comprarsi solo dei formaggini. Nei paesi l'Auser diventa antenna dei bisogni ma nelle città è più complicato: difficilmente il vicino si interessa». Domenico Fornasari, Auser Vigevano, spiega: «C'è molta insensibilità, anche a livello istituzionale. L'altro giorno sono andato a trovare una signora, 80anni, l'ho trovata sola, a terra, nel bagno. Ma il Comune non se ne occupa perché è capace di intendere e di volere. L'impressione è che il pubblico sia scomparso, che anche il diritto di curarsi, per chi ha difficoltà a spostarsi, sia in discussione». Mary Mangiarotti, Auser Voghera, conclude: «Con il progetto Io sto bene stiamo cercando di coinvolgere più anziani per socializzare e aiutarli a non trascurarsi. Ma spesso è difficile aiutarli, non vogliono».