Caso Matacena L'inchiesta si allarga anche alla scorta

ROMA Si allarga l'inchiesta che ha portato in carcere l'ex ministro dell'Interno Claudio Scajola con l'accusa di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena. La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha iscritto nuovi nomi nel registro degli indagati, persone che secondo l'accusa avrebbero avuto un ruolo nell'agevolare l'allontanamento dell'ex deputato di Forza Italia, condannato in via definitiva a cinque anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La procura, intanto, ha presentato appello al tribunale del Riesame contro la decisione del gip che, nell'ordinanza con cui ha ordinato l'arresto di Scajola e di altre sette persone, ha escluso l'aggravante mafiosa per l'ex deputato di Forza Italia. Scajola sarà interrogato dal sostituto procuratore nazionale antimafia Francesco Curcio e dal pm della Dda reggina Giuseppe Lombardo venerdì a Roma, dov'è recluso, a Regina Coeli. L'ex ministro sarà chiamato a chiarire, tra l'altro, il contenuto di una lettera ritrovata nel suo archivio (oltre cento faldoni, arrivati ieri a Reggio Calabria), attribuita all'ex presidente libanese Amin Gemayel, sulla quale si legge un appunto scritto a mano da Scajola: il documento riguarderebbe il trasferimento di Matacena da Dubai in Libano per il quale, sostengono gli inquirenti, Scajola si stava adoperando. Dall'esame delle conversazioni tra Scajola e Chiara Rizzo, moglie di Matacena, emergerebbe anche l'esistenza di un conto on-line «intestato a un soggetto fittizio» da utilizzare per gestire la latitanza dell'ex deputato azzurro. L'ex ministro, secondo il gip Olga Tarzia, aveva dunque «la piena consapevolezza di tutti gli spostamenti del latitante», come proverebbe una intercettazione del 16 agosto scorso in cui Scajola parla con Rizzo arrestata lunedì in Francia. «Daniele è andato a fare un viaggio alle isole e ci sta fino al 28 – dice Scajola alla donna – è andato in giro capito? («chiaro riferimento allo spostamento programmato per il 28 agosto, data in cui Matacena viene fermato a Dubai» annota il giudice). Scajola, è l'accusa della Dda reggina, era consapevole di «forzare norme e regole». Una forzatura che avrebbe riguardato anche l'uso della sua scorta: secondo gli inquirenti, che documentano minuziosamente gli spostamenti di Chiara Rizzo da Montecarlo in Italia, gli agenti sarebbero stati «soggetti che risultano parte attiva a determinare e garantire agevoli spostamenti nel territorio italiano della moglie di Matacena». Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha annunciato ieri una inchiesta interna sull'utilizzo della scorta – un autista più un altro agente (una scorta di quarto livello riservata alle persone considerate a basso rischio) assegnata al politico ligure. Per fare chiarezza, è arrivato nella questura di Imperia l'ispettore inviato dal Viminale. «Chiediamo la rimozione del questore qualora venga accertato un uso distorto o allegro della scorta di Scajola» ha annunciato il Siulp-Cgil. A Scajola sarebbe ancora assegnato anche un telefono intestato al Viminale: «Non ne ero a conoscenza» ha commentato Alfano. Si stringono intanto i tempi per l'estradizione di Chiara Rizzo, che oggi comparirà davanti ai giudici della Corte d'appello di Aix en Provence dopo due notti trascorse in cella singola del carcere Les Baumettes di Marsiglia: «Era stanca ma tesa, sempre molto bella» racconta chi l'ha vista. La donna, 43 anni, si dichiara innocente ma non si oppone all'estradizione e già lunedì, durante l'interrogatorio di garanzia ha chiesto di «tornare subito in Italia»: «Non ha mai sostenuto che rifiuta il processo, ha detto che rigetta le accuse: ha fatto ciò di cui era convinta perché credeva che il marito potesse avere asilo politico a Dubai - ha detto l'avvocato Carlo Biondi -. Che volesse tornare l'ha dimostrato facendo sapere ai giudici calabresi che stava tornando». «Non esistono cause ostative, madame Rizzo potrà essere estradata prima possibile» hanno informato fonti francesi. È comparsa ieri davanti al gip, invece, Raffaella De Carolis, 74 anni, mamma di Matacena, ai domiciliari con l'accusa di intestazione fittizia di beni e sostegno alla latitanza. Nel corso dell'interrogatorio ha respinto le accuse, sostenendo di non essere a conoscenza delle attività del figlio e di averlo invitato più volte a rientrare in Italia per scontare la pena. (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA