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IL DIBATTITO Lo "stare nella storia" partendo da Berlinguer nSi torna a parlare di Berlinguer con rinnovata passione e curiosità intellettuale; il recente film di Veltroni, che pochi sinora hanno potuto vedere, e l'originale romanzo di Francesco Piccolo dal titolo "Il desiderio di essere come tutti", ci stimolano a interrogarci nuovamente sulla storia di quell'uomo, che è anche la nostra storia, la storia della sinistra e dell'Italia. Quando ci accostiamo alla figura del grande Enrico tuttavia corriamo diversi rischi che fanno velo all'analisi obiettiva: di pensare che solo recuperando la sua eticità e fermezza si possa salvare la politica di questo paese; all'opposto di considerarlo un modello troppo alto e quindi remoto dalla corriva realtà in cui siamo immersi; di passare dalla commossa immedesimazione nostalgica alla dolorosa consapevolezza che egli incarnò un sogno rivelatosi irrealizzabile, rappresentò la sconfitta e la successiva tentazione della sinistra di cercare resistenza e dignità ai margini di una vicenda reale compromessa, rinunciando a essere "nella storia". Che è la visione sottilmente e accoratamente sviluppata da Piccolo nel suo libro. Tali suggestioni naturalmente sono legittime, ma sottendono secondo me la rimozione di alcune domande imbarazzanti sul passato in cui maturò e operò con risultati altalenanti l'eroico tentativo berlingueriano di dare con Moro piena sovranità nazionale all'Italia condizionatissima del dopo Yalta, e contestualmente di far maturare pacificamente in seno a una democrazia occidentale accettata e condivisa la prospettiva socialista. Le domande fondamentali sono tre: 1) erano "nella storia", oppure oltre i limiti obiettivi della stessa in quel tempo, la strategia togliattiana prima, quella berlingueriana poi (tra loro tuttavia alquanto diverse)? 2) Con l'assassinio di Moro, che ancor più voleva dire l'attacco mortale al PCI di Berlinguer, morì anche precocemente la speranza di piena sovranità democratica in senso popolare del nostro paese, adombrata dalla Resistenza antifascista? 3) Sbagliò davvero per eccesso d'orgoglio Berlinguer ad accettare la sfida sino al proprio martirio e alla sconfitta del suo partito? Quale dignitosa alternativa ragionevolmente avrebbe avuto, visto che la linea craxiana, apparentemente più realistica e "nella storia", si sarebbe rivelata ben più catastrofica per lui e per l'Italia? Infine, qualcuno è in grado di spiegare che cosa significa l'espressione suggestiva "stare nella storia"? Non ho risposte, solo domande; ciò che conta è porre liberamente, in modo corretto, le questioni. Molti invece credono purtroppo di possedere verità sicure, che rendono superflue tali domande. Dimenticano che la storia è opera di ricerca, non codificabile in una formula, delle singole persone, dei popoli, e nessuno è per sempre vinto o vincitore. "Stare nella storia" vuol dire essere immersi in quella ricerca, senza schemi precostituiti. Giuseppe Porqueddu verso il voto Lunedì sera parliamo di Europa nMercoledì 7 la Provincia pavese ha ospitato nella pagina dei lettori un bell'articolo di Claudio Giua che si concludeva con un appello ai partiti e ai candidati di fare campagne nel merito delle questioni europee. Come Movimento federalista europeo, come nostra tradizione, ci siamo proposti di offrire proprio questa opportunità ai candidati, ed è con questo spirito che anche a Pavia, lunedì 12 maggio, in Santa Maria Gualtieri alle 21, abbiamo organizzato un incontro sulle elezioni europee, invitando i candidati della nostra circoscrizione. Vogliamo porre loro quattro domande, proprio per stimolarli ad entrare nel merito delle questioni inerenti all'Europa: 1) come pensano si debba rispondere all'euroscetticismo; 2) come pensano si possa affrontare il problema della crescita a livello nazionale ed europeo; 3) quali sono a loro parere i passaggi cruciali per risolvere il problema del governo economico e politico dell'Eurozona; 4) e quali soluzioni istituzionali ritengono necessarie per conciliare all'interno dell'Unione Europea la convivenza tra l'unione sempre più stretta dei paesi dell'Eurozona e i paesi che non intendono adottare l'euro. Su questi punti cruciali - praticamente mai presenti nella campagna elettorale, in cui sembrano trionfare invece la disinformazione e la demagogia, che vorrebbero cancellare quasi 70 anni di pace e persino il mercato comune europeo, come se scegliere di tornare alla lira e all'autarchia, nel XXI secolo, fosse una questione politica e non, semplicemente, una pericolosa sciocchezza - su questi punti, si diceva, si giocherà in realtà la prossima legislatura del parlamento europeo che verrà eletto e che è chiamato a ricoprire responsabilità che incideranno profondamente sulla vita concreta dei cittadini. Mi riferisco sia ai poteri che il Parlamento europeo già ha e che condizionano le decisioni Ue (basti pensare al ruolo importantissimo che ha giocato nel migliorare gli accordi sull'unione bancaria); sia a quelli che dovrà acquisire e contribuire a creare a livello europeo, per completare il governo dell'euro e per risolvere il problema del controllo democratico e della struttura realmente federale dell'unione economica e monetaria. E' con questo spirito che invitiamo tutti a partecipare all'incontro di lunedì, dove ci sarà l'opportunità di informarsi e confrontarsi. Luisa Trumellini Mfe - Pavia PAVIA / 1 Un insulto alla sezione Anpi nIntendiamo denunciare ai lettori della Provincia Pavese l'affissione di alcuni adesivi di Forza Nuova sulla facciata del Centro di aggregazione comunale Brusaioli (proprio di recente risistemata grazie allo sforzo congiunto del Comune, delle Associazioni e di tanti volontari) e sulla targa della nostra sezione Anpi, ospitata presso il Centro di piazzale Torino e dedicata alla partigiana Onorina Pesce Brambilla. Riteniamo che si tratti di un inutile gesto provocatorio che mostra un meschino disprezzo per i valori dell'antifascismo e denota soprattutto una ben triste assenza di senso civico, coniugata ad uno sfacciato disprezzo per la cosa pubblica. Il direttivo della sezione Anpi "Onorina Pesce Brambilla" Pavia / 2 Bello il centro senza bus nIn questi ultimi week end ho potuto apprezzare il centro storico di Pavia chiuso al traffico, o meglio ai quei fastidiosi bus. E' un piacere poter girare con i bambini in una zona completamente pedonale, senza doversi continuamente spostare sui marciapiedi per lasciar passare i bus in strade così strette (è allucinante percorrere corso Cavour alla mattina). Spero che questa iniziativa prosegua a lungo o che addirittura diventi definitiva. Fabrizio Moroni