Follia ultrà, per il pm c'era un commando «In 4 con De Santis»
ROMA Il commando c'era. Non era solo Daniele De Santis quando diede l'assalto al pullman dei tifosi del Napoli prima della finale di Coppa Italia a Roma: i magistrati che indagano sono convinti che ci fossero quattro uomini con dei caschi da moto che affiancavano l'ultrà della Roma che ha poi ferito Ciro Esposito e altri due sostenitori partenopei. Una modalità che ora fa pensare ad una azione premeditata contri i supporter napoletani. Dei complici di De Santis hanno parlato i testimoni sentiti dai pm della procura della capitale. Il gruppo di aggressori si è dileguato al primo accenno di reazione dei napoletani - ritengono i magistrati -, andando in una direzione diversa a quella di De Santis. Il quale, raggiunto da un primo gruppo di tifosi del Napoli, ha fatto fuoco quattro volte con la pistola Benelli 7,65 prima di essere massacrato di botte. Tocca ora agli investigatori individuare gli uomini con i caschi in testa - forse ultrà della Roma come "Gastone" che gravitano negli ambienti dell'estrema destra -, che non compaiono nei filmati finora resi pubblici in questa vicenda. Ieri è stato compiuto un sopralluogo, alla presenza di testimoni, in viale Tor di Quinto, dove sabato scorso è avvenuto tutto. L'ispezione, decisa dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dai sostituti Eugenio Albamonte e Antonino Di Maio, nonchè dalla Digos, è servita per cercare di ricostruire la dinamica dei fatti. Erano presenti al sopralluogo tre frequentatori del centro culturale "Ciak Village", nei pressi del quale è avvenuta la sparatoria. Si tratta di Donatella Baglivo, del compagno Ivan La Rosa e di un'altra persona. Con loro è stato ricostruito tra l'altro il ritrovamento della pistola, poi gettata in un cestino dell'immondizia. La procura di Roma ha disposto una perizia balistica per stabilire le distanze tra De Santis e i tre napoletani feriti. L'accertamento tecnico servirà anche per accertare se questi ultimi abbiamo effettivamente preso parte al pestaggio. Dagli interrogatori è emerso che Ciro Esposito era accanto al cugino Alfonso Esposito e che insieme inseguirono De Santis dopo l'attacco al pullman. Secondo una testimonianza c'erano almeno altri 6 amici che erano arrivati con i tre poi rimasti feriti. Insomma un altro commando di almeno 9 persone. Il gip di Roma Giacomo Ebner, nell'ordinanza d'arresto di De Santis, ha scritto che «allo stato della documentazione in atti, si ritiene individuato in De Santis l'autore dei colpi d'arma da fuoco». È stato lui e solo lui a sparare, insomma. Il magistrato cita un testimone che lo afferma, un tifoso del Napoli. Nessun elemento per l'ipotesi di un altro sparatore, al momento. Nell'ordinanza si parla della «natura incontenibile e specialmente violenta» di De Santis e della sua «comprovata incapacità a misurare la gravità delle proprie azioni».