L'Itis Cardano è sotto choc

PAVIA Al giorno del dolore si aggiunge quello del silenzio. Passata la terribile scossa emotiva dopo che la notizia della scoperta del corpo senza vita di Michel Manini nel pomeriggio del 6 maggio era passata di bocca in bocca in città, ieri l'istituto tecnico Cardano, ancora sotto choc, ha deciso di rimanere muto. «Vista la terribile tragedia appena accaduta il preside Alberto Hénin preferisce non parlare per rispetto dovuto alla famiglia» fa sapere il personale dell'istituto. Facce ed espressioni che trasmettono la poca voglia di parlare s'incrociano in giro per il cortile della scuola. «I ragazzi sono sconvolti» dicono alcuni professori a margine della fine delle ore scolastiche, appena fuori dalla struttura di due piani dove Michel entrava ogni mattina per studiare e seguire le lezioni. «Lo abbiamo ricordato in classe durante la mattina insieme a tutti i suoi compagni. Ma – continuano gli insegnanti – visto l'impatto fortissimo che la notizia ha avuto tra i ragazzi, è arrivato uno psicologo per confrontarsi con loro». Un incontro che racconta l'estrema difficoltà dell'attuale situazione tra le mura della scuola. Il trauma, però, non ha coinvolto solo gli studenti dell'istituto e i compagni di classe di Michel, ma anche gli stessi professori che non riescono a darsi pace. «Mi dispiace di non essere riuscito a cogliere la fragilità e il disagio dietro i comportamenti durante le ore di lezioni» racconta un insegnante mentre si batte un paio di volte il petto con la mano. «Sì, era un ragazzo un po' chiuso, introverso, ma come ce ne sono tanti in una scuola». Durante le ore delle ricerca portata avanti dai vigili del fuoco e dagli amici della famiglia a scuola, raccontano ancora i docenti, «avevamo pensato a un incidente». Ma, spiegano, «la speranza che tornasse sano e salvo a casa dai genitori è poi precipitata nel pomeriggio quando si è sparsa la voce della tragedia». «In 35 anni di carriera non mi era mai capitato un caso del genere - conclude con tristezza un altro docente prima di salire in macchina e tornarsene a casa -. Non avrei mai pensato di dover chiudere la mia carriera con questo dolore». Per i professori quello di cui c'è bisogno ora è «solo il silenzio». «Solo in questo modo infatti si può rispettare il dolore dei ragazzi e dell'intera struttura scolastica, ma in primo luogo della famiglia». Andrea Zitelli