«Michel amava la musica» Gli amici tra lutto e ricordi

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA C'è una foto di Michel, con le cuffie e lo sguardo assorto, che suona la batteria, trasportata in un tiepido pomeriggio di ottobre nel sentiero sotto casa, accanto alla tangenziale. E poi c'è l'immagine che rimarrà scolpita nella mente di tutti, quella di un altro sentiero sterrato, che si perde nei campi di Torre d'Isola, tre-quattro chilometri che lunedì dopo la scuola lo studente di 16 anni del Cardano ha macinato in sella alla sua bicicletta nuova. Per l'ultima volta. «Siamo stati per giorni sui tuoi passi, ma avevamo perso le tracce, ci hai lasciato pochi indizi, lo studio e il Ticino. E noi siamo partiti alla ricerca, attrezzati di speranza e con la borraccia della preghiera, maci siamo ritrovati ciechi, sordi e muti. Bisognosi di essere consolati» scrive don Franco Tassone. Fruga nei ricordi, nelle parole scambiate con Michel Manini, nei loro incontri più recenti, alla ricerca di un perché. In queste ore di dolore immenso i genitori, il fratello Davide, gli amici della parrocchia di San Lanfranco e gli scout ripercorrono febbrilmente parole, gesti, sensazioni che possano aiutarli a capire. Un lavoro che, in parallelo anche la squadra mobile e la Procura di Pavia, stanno conducendo. Martedì sono stati ascoltati in Questura alcuni amici. Un atto dovuto. Non ci si rassegna di fronte alla morte di un ragazzo di 16 anni. «Un ragazzo riservato, introverso, con una grande sensibilità – ricorda Marco, che lo incontrava in parrocchia –. Ma anche sereno all'apparenza. Proprio sabato pomeriggio ci siamo incontrati e abbiamo parlato della sua intenzione di diventare animatore al grest, in estate. Si pensava anche di mettere in cantiere un concerto sui suoni dell'Africa». Alla batteria Michel si sentiva libero, appagato. Una passione che ha coltivato con tenacia. «Abitava in una palazzo e non poteva suonare senza disturbare gli altri inquilini, così da quattro mesi a questa parte gli avevo messo a disposizione una saletta in oratorio – racconta don Emilio Carrera, parroco di San Lanfranco, raggiunto dalla notizia mentre si trova a Roma in pellegrinaggio –. Veniva a suonare quasi tutti i pomeriggi, dopo le 17.30. Rimaneva un'oretta, poi salutava e tornava a casa. L'ho incontrato anche domenica. Mi sembrava tranquillo, sereno». «Mai avremmo immaginato un finale così – ammettono con mestizia nell'ambiente degli scout dove Michel frequentava l'area Pavia 1 –. Fino all'ultimo abbiamo pensato a un incidente. Abbiamo temuto fosse scivolato nel fiume con la bici o che fosse caduto e si fosse fatto male. Siamo sgomenti. Nessuno ha mai percepito un segnale di disagio da parte sua. Eppure nel gruppo scout si possono trovare tante occasioni di confronto. Ci sono anche gli adulti, c'è un assistente spirituale». Don Andrea Migliavacca, che segue da anni gli scout, è sgomento. «Una cosa oscura – sussurra – Si rimane senza parole, se non quelle della fede. Io lo ricordo quando era "lupetto", un giovane giocoso, capace di buone relazioni con i compagni». Sotto la palazzina in cui Michel viveva con i genitori, Maria e Nicolò, e il fratello Davide, arrivano gli amici, gli alunni della mamma che insegna religione alle scuole elementari, i colleghi. Entrano in punta di piedi nel portone di vetro dal quale Michel è uscito per l'ultima volta lunedì pomeriggio, dopo aver pranzato. Paolo Montagna, presidente dell'Azione Cattolica, è uno di famiglia. Si sono conosciuti quando Nicolò, originario di Trento, professore associato di Fisica all'università di Milano, si è trasferito da Grenoble a Pavia. Dodici anni fa. Michel, lo rivela il nome, è nato in Francia. Montagna prova a dare voce al dolore dei genitori, che è anche il suo. «E' una famiglia molto legata – dice – In un contesto assolutamente normale, sereno. In questo dramma c'è forse solo una fragilità che può diventare acuta in una fase delicata come l'adolescenza». Una famiglia attorno alla quale ora si stringe una folla di persone. Tanti quelli che martedì sera hanno pregato nella chiesa di San Lanfranco e che anche ieri si sono ritrovati, alle 21, per una veglia e un rosario. Sabato forse sarà il giorno dell'addio.