Alfano: nessuna trattativa con gli ultrà
di Maria Rosa Tomasello wROMA Nessun compromesso con il tifo violento, nessuna trattativa con Gennaro De Tommaso, capo degli ultrà del Napoli, per consentire l'inizio di Fiorentina-Napoli. In audizione alla Camera il ministro dell'Interno Angelino Alfano nega che lo Stato, nella notte folle dell'Olimpico, si sia piegato: condanna come «culmine di inciviltà» i fischi all'inno nazionale ed esprime gratitudine alla famiglia dell'ispettore Filippo Raciti, ucciso a Catania nel 2007 durante i disordini allo stadio: «La sequenza dei fatti, con l'atteggiamento di De Tommaso tracotante con la vergognosa scritta sulla maglietta ("Speziale libero", ndr) ha fatto nascere il dubbio che la partita si sia svolta con il suo assenso. Ma non c'è stata alcuna trattativa – ripete – L'incontro si sarebbe svolto comunque per evitare gravissimi rischi per il deflusso degli spettatori». Alfano chiarisce che il capitano del Napoli Marek Hamsik è stato accompagnato sotto la curva per tutelarne l'incolumità e che la sua presenza è stata necessaria solo «per rassicurare sulle condizioni di salute dei tre tifosi». Ma l'ombra della trattativa continua a gravare sulla finale di Coppa Italia: la procura di Roma potrebbe aprire un fascicolo sulla base della relazione della procura federale della Fgic, inviata ai magistrati di piazzale Clodio. Al centro del rapporto ci sarebbe il dialogo tra De Tommaso, detto Genny 'a carogna, e Hamsik. I pm romani, intanto, hanno iscritto nel registro degli indagati De Tommaso e un altro ultrà, Massimiliano Mantice: sono accusati di aver scavalcato la balaustra e invaso il campo e, solo De Tommaso, di avere esposto una maglietta che inneggia alla violenza. Per il comportamento «gravemente intimidatorio» degli ultrà partenopei a pagare per primo il conto è il Napoli, che dovrà giocare due gare casalinghe a porte chiuse. Le motivazioni, oltre alle minacce, vanno dalle lesioni ai danni di quattro agenti all'oltraggio all'inno nazionale, alla minaccia di invadere il campo. La decisione è del giudice sportivo Gianpaolo Tosel, che ha sanzionato anche la Fiorentina per i cori razzisti contro i napoletani: vuota per un turno la curva Fiesole. «L'analisi della motivazione del giudice non consente la conclusione che ci sia stata trattativa» commenta Stefano Palazzi, capo della procura della Fedecalcio. «Le società sportive devono recidere gli intrecci con gli ambienti più violenti del tifo» sollecita Alfano, che definisce «infondate» le accuse al dispositivo di sicurezza, con 1486 uomini, ed elogia le forze dell'ordine che «hanno dovuto sedare la reazione dei supporter partenopei, convinti che i responsabili del ferimento di Ciro Esposito fossero le forze dell'ordine». La scelta di Tor di Quinto come zona di confluenza dei tifosi napoletani è stata «razionale» perché «la più vicina alla curva nord»: «Non è vero – dice – che le frange più accese della tifoseria romanista gravitino nelle vicinanze». E, sul piano delle indagini, sottolinea gli «evidenti elementi di responsabilità» nel ferimento dei tre tifosi da parte di Daniele De Santis, rivela che le riprese non mostrano chi ha sparato ed esclude «la partecipazione all'azione violenta» delle persone con i caschi. Sale, intanto, l'allerta per Roma-Juve, in calendario domenica: per motivi di sicurezza il match potrebbe essere anticipato al primo pomeriggio. ©RIPRODUZIONE RISERVATA