Lavori mai fatti, allarme Parco
di Denis Artioli wVIGEVANO Il Ticino continua a erodere le sponde e si è portato via una bella fetta del bosco del Modrone: ha inghiottito una superficie pregiata di vegetazione del Parco, sul lato vigevanese, e una parte di spiaggia. Poco distante, invece, non sembra trovare soluzione un altro grave problema: il degrado della marcite leonardesche della frazione Sforzesca. «Una parte delle marcite è franata nel luglio 2013 – spiega Giancarlo Aguzzi, presidente dell'associazione Amici del Ticino –. Non è intervenuto nessuno a risistemarle, sono com'erano un anno fa». Il caso aveva suscitato grande clamore, per il valore storico e la testimonianza di ingegneria idraulica attribuita al genio leonardesco. Erano insorti tutti per affermare che un patrimonio di così grande importanza non poteva essere trascurato e perso. «Si sono stracciati tutti le vesti – ricorda Aguzzi – ma non è intervenuto nessuno, nel rimpallo delle competenze. Io so solo che in un anno non è stato fatto niente e la situazione lì, certo, da sola non migliora, anzi, può solo peggiorare». «Il problema – afferma il sindaco, Andrea Sala – è che quell'area è di proprietà privata ed è nella zona di competenza del Parco del Ticino. Il Comune non ha uno spazio di azione sulle marcite e nemmeno un obbligo di vigilanza. Certo non sono contento che non si intervenga, perché si tratta di un grande patrimonio storico-ambientale». L'assessore provinciale all'ambiente, Michele Bozzano, afferma: «Credo ci sia una somma di competenze sull'area delle marcite, bisogna capire chi è titolato a intervenire». Aguzzi, che vive il Ticino e il Parco quotidianamente, aggiunge: «La frana dell'anno scorso si era verificata dopo che, dal dicembre 2010, noi segnalavamo l'erosione continua delle marcite. Ma non erano stati effettuati interventi». Il presidente degli "Amici del Ticino" è preoccupato anche per la situazione del fiume e dei suoi boschi: «L'acqua, tra la fine del 2013 e gli inizi del 2014 si è portata via una superficie del bosco del Modrone corrispondente, grosso modo, a tre volte la piazza Ducale di Vigevano. Tutto bosco vecchio, con vegetazione pregiata, cresciuta nell'arco di un centinaio di anni». Ma perché è successo? «Sono stati mesi molto piovosi – spiega Aguzzi – il fiume è carico. Con questa portata, l'acqua erode le sponde, e si muove come una palla su un tavolo da biliardo, rimbalzando da una sponda all'altra e portando via la terra. Se nessuno interviene si rischia di perdere altro patrimonio boschivo. Serve una manutenzione dell'alveo: fino a una cinquantina d'anni fa, in autunno mettevano una draga galleggiante che ristabiliva il corso lineare del fiume, senza togliere un sasso, ma è un lavoro che non si fa più. Purtroppo, in passato sono state effettuate escavazioni selvagge, con un prelievo indiscriminato di materiale: il Ticino è diventato così perché è stato scavato troppo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA