Estorsione e falso, Liberali ai domiciliari
Quattro provvedimenti cautelari e altre sei persone denunciate a piede libero. Sarebbero stati coinvolti nel meccanismo delle false fatturazioni, e risultano per questo indagati, anche Silvia Colombini, 33 anni, di Salice Terme, moglie di Pier Liberali, e altre tre persone: P. O., 38 anni, A. P., 38 anni, (entrambi di Cenate Sotto, in provincia di Bergamo, ed entrambi piloti), e G. B., 60 anni, residente a Vigolzone in provincia di Piacenza, accusati di avere fatto da intermediari tra Liberali e le altre aziende, quelle che avrebbero ricevuto le fatture. Accusata invece solo di favoreggiamento e non dei reati di tipo fiscale M. G. Q., una 41enne di Piacenza, moglie di Ciminaghi: la donna avrebbe avvisato Liberali, con una telefonata, del pericolo di una denuncia a suo carico per lesioni, proprio qualche giorno dopo l'episodio di presunta estorsione a Piacenza. Gli indagati colpiti da provvedimenti cautelari, tra cui lo stesso Liberali, sono stati già sottoposti a interrogatori, ma non si è esclude che possano essere risentiti per definire meglio i contorni dell'inchiesta, che è appena all'inizio. Va in questo senso la richiesta di incidente probatorio per Cristian P., che aveva fornito dichiarazioni cruciali agli inquirenti. Dichiarazioni che ora saranno "congelate" in vista di un processo. di Maria Fiore wGODIASCO SALICE TERME False sponsorizzazioni per i rally che, attraverso un giro di fatture gonfiate per oltre 2 milioni di euro, dovevano servire a evadere le imposte. Ma c'è anche una tentata estorsione tra le accuse contestate a Pier Felice Liberali, 54 anni, di Godiasco, imprenditore e manager molto conosciuto in Oltrepo che è stato anche direttore generale delle Terme di Salice. Liberali, che è indagato insieme ad altre nove persone, è finito agli arresti domiciliari. Da quanto risulta, l'ordinanza di custodia cautelare gli è stata notificata un paio di settimane fa, nella prima settimana di aprile, ma la notizia è rimasta avvolta nel riserbo per giorni ed è trapelata solo con la richiesta di incidente probatorio, che dovrà servire a "congelare" la testimonianza della presunta vittima dell'estorsione. L'inchiesta, che ha portato anche al sequestro di 90mila euro di beni, nasce quindi a Piacenza, dove si sarebbero appunto verificati i fatti. Qui, secondo le indagini coordinate dal pm Emilio Pisante della procura piacentina, ha sede la A.D. Erre Srl, società intestata a uno degli indagati ma che gli inquirenti ricollegano a Pier Liberali. Attorno a questa società, secondo l'accusa, sarebbe stato creato il meccanismo che già diversi mesi fa aveva spinto la finanza di Piacenza ad avviare verifiche (a febbraio c'erano state, nell'ambito di questa inchiesta, perquisizioni nelle sedi di diverse società tra le province di Pavia e Piacenza e lo stesso Liberali aveva ricevuto un avviso di garanzia per evasione fiscale). Secondo l'accusa, la A.D. Erre avrebbe emesso, nel 2012, una serie di fatture per operazioni inesistenti a beneficio di 21 aziende e per un importo superiore ai 2 milioni di euro. Fatture per servizi di sponsorizzazione di gare automobilistiche, settore in cui opera Liberali, ma che in base alle indagini sarebbero state gonfiate rispetto all'effettivo costo sostenuto dalle società sponsor. In che modo? Dell'importo totale della fattura veniva corrisposto solo un terzo, secondo l'accusa, perché gli altri tre quarti venivano restituiti alle società destinatarie delle fatture. Nel capo di imputazione vengono elencate tutte le aziende che avrebbero ricevuto le fatture "false" e tutti gli importi, che vanno dai 10mila euro fino a un milione e 100mila euro, come nel caso di una ditta di autotrasporti. Oltre a Liberali (che è difeso dagli avvocati Celere Spaziante di Ivrea e Sara Bressani di Voghera) è finito agli arresti domiciliari anche Christian Pisciotta, 36 anni, di Rea (è difeso dall'avvocato Antonio Savio di Pavia): insieme devono rispondere di estorsione e lesioni. Avrebbero avuto un ruolo (Liberali come mandante e Pisciotta come esecutore, insieme a una terza persona non identificata) nel pestaggio ai danni di Cristian P., consulente 41enne di Piacenza (anche lui indagato). L'uomo avrebbe messo in contatto il manager con Marco Ciminaghi di Piacenza (indagato con obbligo di firma), legale rappresentante della A.D. Erre Srl, il quale avrebbe messo la società a disposizione di Liberali ricevendo in cambio, per l'accusa, il 5 per cento degli importi fatturati. Il 41enne avrebbe anche reperito un'altra società, la inglese Intertek, da inserire nel presunto giro di false fatturazioni. Lo stesso indagato sarebbe poi stato vittima di minacce dopo il rifiuto a versare 100mila euro – soldi di una fattura – a Liberali. Tra i due ci sarebbe stato un incontro, in un bar di Piacenza. Il 41enne, che avrebbe ribadito il suo rifiuto a versare il denaro, sarebbe stato "avvertito" dal manager pavese: «Ora ci pensano loro a te». Tre mesi dopo, Cristian P. avrebbe ricevuto la visita di Pisciotta e di un altro uomo: i due lo avrebbero colpito con un pugno al volto, rompendogli il naso. È la stessa vittima a raccontare l'episodio agli inquirenti. Un racconto che ora dovrà essere verificato, ma che è bastato alla procura di Piacenza a chiedere e ottenere i provvedimenti di arresto. Obbligo di firma, invece, per Ciminaghi e obbligo di dimora per Giacomino Mangiarotti, 62 anni, di Redavalle, (difeso dall'avvocato Fabrizio Arbasino), che avrebbe avuto un ruolo nella fase di rientro in contanti dei soldi, che dovevano essere poi restituiti alle aziende destinatarie delle fatture. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA