Zootecnia in crisi La morsa prezzi
PAVIA Costi di produzione sempre più alti, ma prezzi rimasti sui livelli di alcuni anni fa. Anche a Pavia il settore zootecnico vive un momento complicato. A soffrire è sia chi fa latte sia chi fa carne, tra difficoltà di remunerazione dei vitelli e incertezza per il regime delle quote latte, destinato a scomparire. «Le spese dei fattori di produzione per gli allevamenti bovini sono più che raddoppiate negli ultimi dieci anni – spiegano dal Centro di assistenza aziendale (Caa) di Coldiretti Pavia – Basti pensare al costo della razione di fonti proteiche oppure anche al prezzo del gasolio e dei fertilizzanti». Mantenere in vita una stalla oggi è diventata un'impresa titanica. Ogni giorno il centinaio di allevatori pavesi è costretto a fare i conti con cifre in uscita in costante aumento. Alessio Palestra, vice presidente di Confagricoltura Pavia, è titolare di una stalla a Belgioioso: «I costi delle razioni sono esplicativi e, in proporzione, il prezzo del latte alla stalla non ha paragoni: a rimetterci sono sempre gli allevatori». Per esempio, nel 2002 la farina di soia si pagava 28,5 al quintale, mentre oggi è fissata a 49 euro. Nel 2002, quando la tabella qualità era molto migliore rispetto a quella odierna, gli allevatori lombardi ricevevano 35 centesimi al litro, mentre dodici anni dopo il prezzo è salito solo di 9 centesimi dopo l'ultimo accordo firmato a livello regionale (44,5 centesimi fino al 30 giugno). «Oltre a tutto ciò, si deve riflettere sull'aumento incessante dei controlli e della burocrazia, che diventano sempre più costi gravosi per le aziende, soprattutto zootecniche», aggiunge Palestra. Poi ci sono i costi della manodopera. Oggi i mungitori, in larghissima parte provenienti dall'India e dal Pakistan, percepiscono 2.200 euro lordi al mese lavorando 6 giorni su 7 e 6,30 ore al giorno. Senza dimenticare le incombenze burocratiche. «In Lombardia i controlli, da quelli sui reflui a quelli sul benessere degli animali, sono molto rigidi – spiega da Bornasco Valerio Beretta, socio di Coldiretti Pavia – E i costi di alimentazione incidono molto, anche perché noi non abbiamo i pascoli della Francia o di altre zone». Da Ottobiano Roberta Ciceri, socia di Cia Pavia e allevatrice con il padre Enrico e le sorelle Elena e Antonella, conferma: «Il prezzo attuale del latte non riesce più a coprire i costi di gestione o, al più, li copre senza margini di guadagno». Sul fronte suinicolo la maggiore produttività nel 2013 è stata condizione necessaria per compensare l'aumento del costo delle materie prime. Negli ultimi anni sono tornate tensioni sui prezzi dei cereali e della soia, che hanno comportato un sensibile innalzamento del costo di produzione per chilo di carne prodotta. «Nel corso del 2013 il costo di produzione negli allevamenti italiani è cresciuto del 2% portandosi a 1,53 euro al chilo peso vivo – spiega Stefano Lamberti, allevatore a Sant'Alessio e presidente regionale e provinciale Anga (giovani di Confagricoltura) – Di contro, i prezzi dei suini destinati al circuito Dop si sono attestati alla media mensile di 1,51 euro al chilo». Nel triennio 2011-2013 i costi per l'ingrasso relativi all'alimentazione e al lavoro sono aumentati del 5%. Umberto De Agostino