Kiev: Putin vuole la guerra Rapiti osservatori Osce

KIEV Si combatte nell'est dell'Ucraina in una spirale infinita di violenza che ieri ha spinto il presidente Usa Barack Obama e i leader europei a minacciare nuove sanzioni contro la Russia di Vladimir Putin. Le forze armate di Kiev hanno circondato la città di Sloviansk, roccaforte dei filorussi, mentre stamattina nella vicina Kramatorsk i pro-Mosca hanno cercato senza successo di riconquistare l'aerodromo, dove un elicottero militare ucraino è stato abbattuto e il pilota è rimasto ferito. Ma a Sloviansk si teme anche per la sorte di diversi osservatori dell'Osce che sono stati rapiti dai miliziani in tarda mattinata mentre viaggiavano su un bus assieme a cinque militari ucraini e all'autista, e che adesso - fa sapere il ministero dell'Interno di Kiev - si trovano «in una sede locale dei servizi di sicurezza», quindi in uno degli edifici in mano ai "ribelli". Se in mattinata Kiev ha riferito di 7 osservatori rapiti, in serata il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen ha detto che gli ispettori Osce che mancano all'appello sono 13 e tra loro ci sono anche 4 tedeschi. Il quadro, ha però ammesso, «è ancora confuso». La tensione a est cresce drammaticamente di giorno in giorno, e mentre l'ambasciatore russo all'Onu Vitali Ciurkin ventila la possibilità di inviare in Ucraina i "peacekeeper" di Mosca, il governo di Kiev teme un'invasione delle truppe russe e torna a puntare il dito contro il Cremlino, accusandolo di sostenere gli insorti con i suoi servizi segreti militari (Gru) e di volere addirittura «una terza guerra mondiale». Intanto Stati Uniti ed Unione europea lanciano un avvertimento a Mosca, dicendosi pronti a nuove «sanzioni mirate», come ha spiegato Obama nel corso di una conference call con Angela Merkel, Francois Hollande, David Cameron e Matteo Renzi. Da parte sua Putin condanna l'intervento delle forze armate di Kiev «contro i cittadini pacifici del sud-est dell'Ucraina», ma il governo ucraino filo-occidentale non molla. Secondo alcune fonti, giovedì Kiev aveva congelato l'operazione contro gli insorti temendo una reazione militare di Mosca (che ha tra i 35 e i 50mila militari ammassati alla frontiera con l'Ucraina), ma ieri il ministro dell'Interno Arsen Avakov ha annunciato che l'offensiva «prosegue». Il risultato è che il caposaldo dei "ribelli", Sloviansk, è circondato e isolato «per impedire l'arrivo di rinforzi» ai filorussi, così come previsto dalla seconda fase dell'operazione militare (che le autorità di Kiev sbandierano come «antiterrorismo»). Il numero due dei servizi di sicurezza ucraini, Vasil Krutov, ha comunque assicurato che per evitare vittime tra i civili non ci sarà un assalto alla città, ma allo stesso tempo Avakov ha tuonato che «i terroristi» devono «stare sul chi vive 24 ore su 24». Una minaccia che non spaventa gli insorti, che si dicono pronti a resistere anche a costo «di trasformare Sloviansk in una Stalingrado». Il capo dei filorussi, il "sindaco popolare" Viaceslav Ponomariov, lo ha detto chiaramente: «Non ci arrenderemo, siamo pronti a difenderci». E poi ha anche denunciato la presenza di militanti del gruppo paramilitare nazionalista "Pravi Sektor" «armati di fucili da cecchino»: una notizia però difficilmente verificabile.