Francesco onora i Papi del Concilio

di Maria Rosa Tomasello wROMA Alla vigilia del giorno solenne dei due Papi santi, i primi a essere canonizzati da sessant'anni dopo Pio X, Francesco rende omaggio a Karol Wojtyla e ad Angelo Roncalli nel nome della Chiesa che cambia: «Il rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II ha aperto la strada, ed è una gioia speciale – dice – che la canonizzazione di papa Roncalli avvenga assieme a quella del beato Giovanni Paolo II, che quel rinnovamento ha portato avanti nel suo lungo pontificato». A poco più di un anno dalla sua ascesa al soglio di Pietro, il Papa venuto dalla fine del mondo si prepara all'evento che sarà seguito in diretta mondiale da due miliardi di persone nel segno di una continuità che parte da Giovanni XXIII e passa per il suo predecessore, Joseph Ratzinger, che Francesco cita ricordando la figura di Giovanni Paolo II in un videomessaggio ai fedeli polacchi: «"Ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante una tendenza che poteva sembrare irreversibile": mi identifico pienamente con queste parole di papa Benedetto XVI». Bergoglio ringrazia la Polonia per «il dono» di Karol Wojtyla, «che continua a ispirarci con le sue parole, i suoi gesti, il suo stile di servizio. La sua sofferenza vissuta con speranza eroica». E in un messaggio ai fedeli bergamaschi, ringrazia il Signore per «il grande dono che la santità di Giovanni XXIII è stato per la Chiesa universale»: «Certo da allora il mondo è cambiato», ma «quell'eredità può ispirare ancora oggi una Chiesa chiamata a vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare» sottolinea il pontefice, invitando «a custodire la memoria del terreno» nel quale quella santità e quella «tenerezza di padre» germinarono, «fatto di fede vissuta nel quotidiano, di famiglie povere, ma unite dall'amore del Signore, di comunità capaci di condivisione nella semplicità». Davanti a delegazioni provenienti da 90 Paesi, presenti 19 capi di Stato, 24 primi ministri, Francesco proclamerà santi Roncalli e Wojtyla davanti a una folla immensa, con un'affluenza stimata tra cinquecentomila e un milione di persone. E tuttavia, per coloro che li hanno conosciuti e hanno lavorato accanto a loro, quella santità impregnava già le loro vite. «Ho vissuto con un santo, e anche altri che l'hanno conosciuto sono di questo parere», ricorda il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, che per 39 anni è stato al fianco di Wojtyla come suo segretario personale: 12 a Cracovia e 27 a Roma durante il suo lunghissimo pontificato, per durata il terzo della storia della Chiesa. «Lo incontrai per la prima volta in seminario, lui insegnava: negli intervalli andava sempre in cappella a pregare e noi lo guardavamo da lontano, questa era la lezione migliore di tutte. La sua vita era una preghiera. Pregava - spiega – per ogni Paese, uno dopo l'altro, per la pace, i diritti umani. Per le persone che incontrava, per i collaboratori. Aveva sempre con sè il Rosario, e suo padre, ufficiale dell'esercito, gli aveva insegnato a pregare lo Spirito Santo», ricorda Dziwisz. La sua esistenza fu segnata dalla sofferenza: prima la perdita della madre e del fratello, poi dell'amatissimo padre, «un amico per lui», ma la fede in lui era fortissima. «Salii in ambulanza con lui quando gli spararono, non sapeva chi fosse stato, ma cominciò a pregare per lui: lo aveva già perdonato». Amava soprattutto i malati, «e diede loro l'esempio di come si deve soffrire perché la sofferenza ha senso». I giovani, «perché erano il futuro della civiltà e della Chiesa» e «bisognava dare risposte alle loro domande». I poveri, «tanto che chiamò madre Teresa perché costruisse a Roma una casa per loro» e affinché si pregasse per loro volle il convento per le suore di clausura oggi abitato da Benedetto XVI. «Ha abbattuto molti muri e ha fatto in modo che la chiesa s'aprisse al mondo e il mondo s'avvicinasse alla Chiesa» conclude. «I santi sono coloro che non sono mai usciti dall'infanzia: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II sono stati due bimbi: Roncalli morì a 81 anni e aveva gli occhi splendenti e il sorriso sulle labbra, come un bambino» dice monsignor Loris Capovilla, ex segretario particolare di Roncalli. A 98 anni il neo cardinale che si definisce «un vecchio prete» non sarà in piazza San Pietro domani, ma seguirà la celebrazione da Sotto il Monte, Bergamo, dove Giovanni XXIII nacque nel 1881. «Sono commosso, confuso e intimidito» esordisce Capovilla, in collegamento con la sala stampa vaticana dalla casa natale di Roncalli. «Mentre stava per morire – racconta – gli dissi: santo padre, qui siamo in pochi, ma la piazza è piena di gente. Lui rispose: "è normale che sia così, muore il Papa: io li amo, e loro amano me". Poi gli dissi: non sono stato il segretario che avrei dovuto essere, e gli chiesi perdono. E lui fece: Loris, lascia perdere. L'importante è che abbiamo fatto il servizio secondo la volontà del Signore, che non ci siamo fermati a raccattare i sassi che ci venivano tirati. Abbiamo amato e perdonato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA