Gruppo scout di Pavia sorpreso dalla bufera sui monti di Varazze
Sette ragazzi e ragazze dai 16 anni in su e due capi. Il clan/fuoco Il Ponte del Pavia 4, gruppo scout dell'Agesci, è partito giovedì mattina e tornerà in città stamattina in treno da Varazze. Il programma della route di Pasqua (per route si intende un cammino che dura più giorni) prevedeva che ieri i ragazzi, dopo il pernottamento in quota, arrivassero all'Eremo del deserto, un convento a Varazze. Lì i ragazzi ieri hanno giocato e poi cenato, prima di fare la Veglia pasquale e ripartire oggi. di Anna Ghezzi wPAVIA «Non esiste buono o cattivo tempo, ma solo buono o cattivo equipaggiamento», diceva Baden-Powell. Devono avere pensato alla massima del fondatore degli scout ripetuta chissà quante volte i ragazzi del clan "Il ponte" del Pavia 4 quando ieri mattina in zona Cappella degli alpini, hanno aperto la porta del capanno in cui hanno trascorso la notte sul monte Beigua, in Liguria, sopra Varazze, e si sono trovati davanti il bosco ricoperto da trenta centimetri di neve caduta nella notte. I sette ragazzi del clan/fuoco Agesci, accompagnati dai due capi nell'uscita di primavera, sono stati colti di sorpresa dalla tormenta di neve. Il meteo aveva previsto maltempo, pioggia e qualche spruzzata di neve, ma trenta centimetri sono arrivati inaspettati. Zaini in spalla i ragazzi, che hanno dai 16 anni in su, si sono avventurati lungo il sentiero nel Parco del Beigua e hanno raggiunto il rifugio di Pratorotondo. Lì il gestore li ha rifocillati e poi portati giù a un chilometro dall'Eremo del deserto di Varazze dove erano attesi per la Veglia di Pasqua. Il titolare della struttura, Marco D'Aliesio, racconta: «Sono rimasto esterrefatto – racconta il gestore del rifugio -, erano in pantaloncini corti e fuori nevicava». E riprende: «Verso le nove hanno bussato alla porta del rifugio. Erano infreddoliti, ricordo le gambe rosse. Due capi e sette ragazzi. Mi hanno raccontato di aver passato la notte in un rifugio abbandonato e di aver perso la strada per l'eremo a causa della nevicata. Li ho rifocillati e gli ho indicato la strada. Tre di loro, però, avevano paura a riprendere il loro viaggio e così li ho caricati sul mio fuoristrada. Li ho portati così a un chilometro dalla loro destinazione». Nel corso della giornata hanno iniziato a rincorrersi notizie a proposito di un gruppo scout di Pavia quasi assiderato: «Siamo al caldo e stiamo tutti bene, i ragazzi stanno facendo la veglia di Pasqua – spiega Luca Lari, maestro del noviziato – Nessuno si è fatto nulla e non siamo morti di freddo. Avevamo passato la notte al chiuso, proprio perché le previsioni davano brutto tempo. Ci siamo svegliati con 30 centimetri di neve. Abbiamo camminato per 15 minuti e siamo arrivati al rifugio, ci siamo fatti fare un té per scaldarci e abbiamo chiesto un passaggio per evitare di fare ancora tutto il sentiero con la neve per arrivare all'eremo, dove ci aspettavano: nessun problema, ma a un certo punto siamo stati presi d'assalto dalle telefonate dei genitori». Che sono stati rassicurati. La capogruppo del Pavia 4 Silvia Bonera spiega: «Le previsioni prevedevano pioggia, e loro avevano dunque guardato dove poter dormire. Quando si sono svegliati, si sono riscaldati e giustamente hanno accettato il passaggio per scendere fino alla strada asfaltata, dove non c'era più neve. Hanno camminato fino all'eremo. Forse erano infreddoliti, ma Luca, che è anche il nostro responsabile di protezione civile, si è mosso al meglio: sono stati al chiuso, arrivavano in un altro posto al caldo. Quando li abbiamo chiamati, allarmati dalle notizie, i ragazzi se la ridevano».