Delitto di Gambolò, fermati i due fratelli

Dopo il delitto di via Roma, l'attenzione è ancora alta sul problema della sicurezza. Il sindaco di Gambolò, Claudio Galimberti, continua a lavorare per allestire un tavolo sull'argomento che coinvolga le forze dell'ordine presenti in paese e il prefetto di Pavia. «Al momento ho convocato una riunione preliminare _ dice Galimberti _ con il comandante dei vigili e con il maresciallo comandante della stazione carabinieri. Il primo punto è quello di muoversi per capire cosa sia precisamente successo. A memoria d'uomo non ricordo un episodio simile. Una volta avvenuto il confronto a livello locale, ci muoveremo per coinvolgere anche il prefetto Giuseppa Strano». Lo stesso sindaco Galimberti sta raccogliendo quante più informazioni possibile in merito al delitto commesso l'altro giorno in via Roma, con una particolare attenzione alle armi sequestrate dai carabinieri. La presenza di armi da fuoco non denunciate infatti ha molto allarmato l'amministrazione comunale. (a.bal.) di Maria Fiore e Anna Mangiarotti wGAMBOLÒ A sparare sarebbe stato Mike Bianchi, che però accusa il fratello dell'omicidio di Driss Sabiri, 30 anni, marocchino. Contando forse sul fatto che Johnny Bianchi, 26 anni, soffre di epilessia, elemento su cui si potrebbe puntare per chiedere la non punibilità al processo. Indagini dei carabinieri sul delitto di via Roma: confermato l'arresto dei due fratelli sinti, in carcere a Pavia con l'accusa di omicidio volontario dell'uomo con cui esisteva l'accordo di sposare la convivente del 31enne Mike, per far ottenere a Driss la cittadinanza italiana. I testimoni oculari– la 23enne convivente di Mike Bianchi, e Taha Mouslim, connazionale 21enne con cui la vittima è andato all'appuntamento – hanno dichiarato che è stato Mike a esplodere l'unico colpo mortale di fucile da caccia calibro 410. E si precisa meglio il movente: oltre a sospettare avances di Driss alla ragazza, incinta di pochi mesi, non si esclude che i due fratelli sospettassero una relazione fra la 23enne e Driss, con dubbi sulla paternità del nascituro. La stesa ragazza ha confermato che il convivente era particolarmente geloso. In ogni caso, il codice d'onore dei nomadi sinti imponeva di dare una lezione a Driss anche per le sole intenzioni nei confronti della giovane con cui doveva contrarre le nozze di convenienza. Quindi è stato organizzato a casa di Mike, che era agli arresti domiciliari, e della ragazza un appuntamento-trappola con la scusa di definire i dettagli del matrimonio. L'intenzione era spaventarlo a suon di botte, secondo la versione dei due fratelli. E il delitto sarebbe stato poi commesso d'impeto e per legittima difesa: l'amico di Driss per primo avrebbe puntato contro i due una pistola, che teneva nella cintura dei pantaloni, ma non ancora ritrovata. Nella casa di via Roma a Gambolò, alla periferia del paese, invece i militari dela compagnia di Vigevano, guidati dal capitano Rocco Papaleo, hanno recuperato, oltre al fucile del delitto, altre armi da fuoco e centinaia di proiettili detenuti illegalmente. Le indagini coordinate dal sostituto procuratore di Pavia Giovanni Benelli non si fermano, oltre ai testimoni sono state sentite altre persone. Si privilegia l'ipotesi del delitto premeditato: sia i due fratelli che i due marocchini hanno infatti partecipato armati al regolamento di conti. E deve essere precisato il ruolo della ragazza – che al momento non risulta indagata per favoreggiamento – nell'organizzazione dell'incontro finito nel sangue. E se il movente passionale, o comunque legato all'onore, è quello al momento più accreditato, non si esclude che l'attrito sia nato per questioni meramente economiche. Ovvero, riguardo al pagamento della cifra pattuita (alcune migliaia di euro) per il matrimonio fittizio, di cui in Comune erano già apparse le pubblicazioni. Oggi è in programma l'autopsia sul corpo di Driss Sabiri, in Italia con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, che stava per scadere: colpito al torace poco dopo le 14 di mercoledì, è morto poco dopo all'arrivo al Pronto soccorso di Vigevano. I due fratelli Bianchi sono stati sottoposti allo "stub" e al guanto di paraffina, esami scientifici che rilevano le tracce di polvere da sparo sulle mani, per arrivare a capire chi abbia materialmente sparato il colpo di fucile. Nell'interrogatorio di garanzia, erano presenti l'avvocato Alessandro Scolletta per Mike Bianchi (ma è stato nominato poi un altro avvocato, Roberta Rossetti di Torino) e Monica Grattarola per Johnny Bianchi. La convivente di Mike Bianchi è stata accompagnata in una casa di accoglienza, dove dovrebbe rimanere nelle prossime settimane. Il procuratore di Pavia Gustavo Cioppa intanto dichiara: «Grazie alla sinergia delle forze dell'ordine e della polizia giudiziaria nessun delitto in provincia di Pavia, negli ultimi tempi, è rimasto insoluto. La regola è congelare la scena del delitto, per permettere gli accertamenti, e raccogliere subito le dichiarazioni delle persone coinvolte». ©RIPRODUZIONE RISERVATA