Nigeria, giallo sulle alunne rapite
ROMA Alla tragedia si somma la beffa: almeno 115 delle 129 studentesse di liceo rapite in massa lunedì notte dai terroristi islamici di Boko Haram sono ancora «disperse» e non è vero quanto asserito dall'esercito nigeriano, che 121 di esse siano tornate libere. La drammatica smentita, una vera doccia fredda per le famiglie della cittadina di Chibok, nel violento stato nigeriano di Borno, è dalla direttrice della scuola femminile, Asabe Kwanbura: «Le dichiarazioni dell'esercito sono false». La direttrice ha aggiunto che è «esatta» l'affermazione del governatore di Borno, secondo cui solo 14 delle ragazze rapite sono state ritrovate. Di queste, tre sono riuscite a fuggire e a tornare a Chibok attraversando la foresta di Sambisa. Le altre 115 si trovano presumibilmente ancora nelle mani dei sanguinari miliziani della setta islamica. E la smentita ha aggiunto all'angoscia dei familiari lo scoraggiamento: «Che l'esercito, che ha il compito di ritrovare e di salvare i nostri figli, possa divulgare simili menzogne dimostra che i militari non hanno affatto intenzione di soccorrere le nostre ragazze», ha commentato uno dei genitori. «Questo è il peggiore degli insulti». Un altro abitante ha aggiunto che «il fatto che l'esercito fosse alla ricerca dei rapitori permetteva ai genitori di continuare a sperare». Ma la «bugia» ora ha «frantumato questa speranza». Il governatore dello stato di Borno ha offerto una taglia di 50 milioni di naira (circa 215 mila euro) a chi possa fornire informazioni utili a liberare le ragazze, rapite dal college dove dormivano in un'azione in cui sono stati uccisi anche un poliziotto e un militare, e caricate su camion. I terroristi di Boko Haram hanno imposto il terrore nel nord della Nigeria, negli Stati dove i musulmani sono maggioranza, con l'obiettivo di imporvi la rigida osservanza della Sharia. Hanno attaccato i cristiani in chiesa, compiuto stragi indiscriminate nei villaggi dove l'esercito, mobilitato in tutto il Paese, non riesce ad assicurare la sua presenza. Hanno attaccato anche polizia e istituzioni pubbliche. La loro jihad (guerra santa) ha provocato migliaia di morti (1.500 solo dall'inizio del 2014) e la fuga dal nord di 300.000 persone. Si sospetta abbiano sconfinato anche in Paesi vicini e detengano i religiosi italiani Gianantonio Allegri e Giampaolo Marta e una suora canadese, rapiti nel Camerun. Lunedì scorso la milizia ha compiuto anche un sanguinoso attentato dinamitardo, con una bomba in mezzo alla folla in una stazione di autobus nella capitale Abuja, uccidendo 75 persone.