Ucraina, intesa a Ginevra «Disarmare le milizie»

di Maria Rosa Tomasello wROMA Sei mesi dopo l'esplosione della crisi ucraina, che rischia di precipitare l'Europa orientale in un conflitto balcanico, è «una buona giornata» per la diplomazia: «Ma a patto di passare dalle parole ai fatti» dice il segretario di Stato americano John Kerry. Al termine di un atteso vertice quadrilaterale, Russia, Ucraina, Stati Uniti e Unione europea siglano a Ginevra l'accordo per la de-escalation, invitando tutte le parti ad astenersi dalla violenza. L'intesa prevede, tra l'altro, la riforma costituzionale, il disarmo e lo scioglimento di tutte le formazioni illegali, la riconsegna degli edifici governativi occupati, lo sgombero delle piazze e una amnistia per i manifestanti, tranne per chi si sia reso colpevole di gravi reati. «Non possiamo essere certi di nulla: speriamo in una svolta, dipende dalla Russia – commenta da Washington Barack Obama – ma l'opzione militare non è sul tavolo» afferma il presidente americano, che tuttavia, in mattinata, ha inviato un segnale chiaro a Mosca, firmando per l'invio di aiuti militari «non letali» a Kiev. «Ogni volta che la Russia agirà per destabilizzare l'Ucraina – avverte – ci saranno conseguenze». A dare l'annuncio del patto è il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, sottolineando che alla base del documento c'è l'avvio di un «dialogo nazionale» in cui tutti i partiti e le aree del Paese siano coinvolti. Un ruolo-guida sarà affidato all'Osce, l'Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, che assisterà le autorità ucraine. «Abbiamo piena fiducia nella serietà di Mosca, ma è il ritiro delle sanzioni è prematuro» sottolinea Kerry, presente al vertice assieme all'omologo ucraino Andrii Dechtchitsa e all'alto rappresentante Ue, Catherine Ashton. Di più: «Se non vedremo progressi, ci saranno ulteriori sanzioni» ammonisce, ricordando che per l'Occidente l'annessione della Crimea è un problema aperto: «Nessuno dimentica l'annessione dopo un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale». Lavrov, dal canto suo, smentisce che la Russia sia pronta a inviare truppe in Ucraina ed esclude rafforzamenti del contingente in Crimea, la cui presenza è stata ammessa poche ore prima, pubblicamente, dal presidente russo Vladimir Putin nell'annuale "linea diretta". Durante la maratona tv, Putin usa bastone e carota. Denuncia «il grave crimine» dell'uso della forza contro i manifestanti russofoni dell'est dell'Ucraina, nega la presenza di truppe russe nell'area, accusa Kiev di spingere il Paese «verso l'abisso», ma apre: «La pacificazione può avvenire solo con dialogo e procedure democratiche – dice – spero tanto di non dovere usare il diritto concessomi dal parlamento di usare la forza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA