Filippi sfida la procura «Indaghi altri politici»
di Maria Fiore wPAVIA Cascina Scova e Punta est. I progetti edilizi su cui la procura di Pavia sta indagando da tempo ricadono sotto diverse amministrazioni. E quindi sono passati al vaglio di diversi politici e funzionari. «Eppure alla fine l'unico indagato sono io», dichiara Ettore Filippi, l'ex vicesindaco accusato di avere preso tangenti per favorire l'imprenditore Maestri. Filippi, che ieri ha tenuto una conferenza stampa in un bar di piazza Vittoria per dire la sua dopo un mese di arresti domiciliari, si riferisce in particolare all'intervento di cascina Scova, su cui è stato basato il provvedimento di arresto e per il quale sono stati sentiti, negli ultimi 30 giorni, gli assessori che firmarono la delibera che di fatto sanò la realizzazione di una piscina e campi da tennis e calcio all'interno del resort. «A quella riunione, nel 2008, parteciparono quasi tutti gli assessori ma non io – dice Filippi –. Se quella delibera fu davvero viziata da incompetenza, allora bisognerebbe indagare tutti per abuso d'ufficio. E invece gli ex assessori vengono sentiti come persone informate sui fatti. Peraltro, le loro dichiarazioni non si possono utilizzare perché queste indagini sono scadute il 21 giugno 2013». Il vero obiettivo delle critiche di Filippi è, dunque, la procura di Pavia, «che sta equivocando la funzione del politico – spiega Filippi –. I magistrati devono indagare sui reati, non fare valutazioni su come il politico si dovrebbe comportare. L'amministrazione comunale, eletta dai cittadini, è libera di governare nei limiti imposti dalla legge. La politica quindi decide anche dove e come si costruisce, sempre tenendo conto delle esigenze dello sviluppo della città». Secondo la procura, però, proprio nei due interventi di cascina Scova e Punta est l'interesse pubblico sarebbe stato piegato all'interesse del privato. «Veramente l'unico assessore a fare valutazioni sui proprietari delle aree in giunta è stata Cristina Niutta», replica Filippi. Il riferimento è alla discussione sull'inserimento nel Pgt delle schede dei privati, tra cui quelle di Maestri. «Un testimone ha riferito che ero fuori dalla porta del sindaco Cattaneo – dice Filippi –. In realtà partecipai alla riunione. Perché in quella circostanza difesi Maestri? Perché non c'era alcun motivo per escludere le sue schede e tenere quelle di altri privati. In generale credo che Maestri sia stato oggetto di persecuzione da una certa parte politica». Filippi si sofferma però soprattutto sulla sua posizione e sulle accuse che gli contesta il magistrato Paolo Mazza. L'ex vicesindaco sfoglia le carte e attacca: «Non ho ancora capito quali sono le esigenze per arrestarmi. Non c'è pericolo di fuga, quindi si ipotizza il rischio di reiterazione del reato per la possibilità di candidarmi alle elezioni. Può essere questa una ragione per l'arresto? Forse la verità è che si vuole tenere sotto scacco chi non ha paura di dire ciò che pensa». E l'accusa di tangenti? «Mai preso tangenti da Maestri, solo soldi per la pubblicità – replica –. Peraltro la procura mi contesta versamenti per 250mila euro che sarebbero transitati sul mio conto ma di cui non c'è traccia».