Lavoro e infortuni Un incidente su 4 a giovani dipendenti

di Anna Ghezzi wPAVIA I lavoratori tra i 18 e i 24 anni si infortunano di più, hanno il 50% di probabilità in più rispetto alle altri classi di età di farsi male in ufficio, in officina, nella bottega artigiana in cui lavorano. E anche se la disoccupazione giovanile cresce più di tutte, e quindi i giovani al lavoro calano più di tutte le altre categorie, un infortunio su 4 tra quelli che capitano sul lavoro ogni anno in provincia di Pavia riguarda un giovane tra i 18 e i 34 anni. «Ci sono diverse possibili motivazioni – spiega Cristina Gremita, responsabile dell'Unità prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell'Asl di Pavia – Da un lato c'è una certa sottostima da parte del giovane dei rischi a cui si sottopone, ad esempio tornando a casa da una serata alle 4 e andando poi a lavorare, che si lega a un concetto di rischio lavorativo legato solo ai pericoli a breve termine. Dall'altro c'è la mancanza di esperienza, la difficoltà a confrontarsi con i colleghi e la difficoltà di dire no al datore di lavoro anche se si viene esposti a un rischio per paura di perdere il posto». Durante una delle lezioni del progetto di formazione I giovani e il lavoro promosso da Asl, Inail e Direzione territoriale del lavoro in 14 istituti superiori della provincia, si parlava di infortuni mortali avvenuti sul lavoro a under trenta. Uno di questi episodi riguardava una manovra col muletto. «Un ragazzo – aggiunge Gremita – ha raccontato che durante l'alternanza scuola-lavoro gli era accaduta la stessa cosa. Gli abbiamo chiesto se ne avesse percepito la pericolosità, e lui ha risposto di sì, ma che era in prova e dunque, se gli dicevano di farlo, lui lo faceva. E questo è un aspetto che non possiamo e non dobbiamo sottovalutare». Il fatto stesso di cambiare continuamente luogo di lavoro è un fattore di rischio: si lavora in un ambiente poco conosciuto, con formazione non adeguata, si cambia di frequente unità produttiva, crescono le difficoltà relazionali e spesso si viene impiegati in attività diverse da quelle previste: «Spesso i lavoratori temporanei hanno meno controllo sul ritmo e i metodi di lavoro – spiega Gremita – sono sottoposti a pressioni più elevate e sono meno preparati a gestire i rischi perché poco formati e informati». I settori più a rischio in cui inserire la formazione? Quelli ad alto tasso di occupazione giovanile: acconciature, call center, ristorazione. D'altronde le statistiche parlano chiaro: un giovane su tre ha un incidente sul lavoro durante l'apprendistato. In Lombardia solo il 10% degli incidenti mortali sul lavoro riguarda un giovane: «Ma ci sono – afferma Gremita – Ricordo ancora quello di un giovane di 27 anni, di uno di 24 anni. E la ragazza di 23 morta mentre lavorava in nero per pagarsi l'università». La conclusione del convegno nella sala dell'Annunciata organizzato da Asl, Inail, Dtl, Provincia e ordine degli Ingegneri è che nonostante il decreto 81/08 abbia inserito tutele specifiche per i giovani sul lavoro, molto rimane ancora da fare da parte delle istituzioni e delle aziende. E degli stessi giovani che devono «ricordare di avere il diritto di lavorare in modo sicuro e sano e rifiutarsi di svolgere attività pericolose», chiude Gremita. «Occorre diffondere la cultura della prevenzione già dalla scuola – spiega la direttrice dell'Inail Santa Picone – Ma anche, per le aziende, avere chiaro che la sicurezza sul lavoro può generare indotto. Noi in cinque anni abbiamo finanziato 800 milioni di euro di investimenti sulla sicurezza, l'anno scorso in provincia ne sono stati assegnati 2 a 18 aziende: sono a fondo perduto, noi finanziamo il 65%. Immettiamo capitali, le aziende adeguano le attrezzature e fanno prevenzione, fanno progetti, assoldano consulenti: si crea un circolo virtuoso».