Sempre con il Pavia La passione azzurra di Simone

di Luca Simeone wPAVIA C'era quella bandiera del Pavia sventolata nell'immensa curva ospiti del «Via del Mare», a Lecce. E quell'unico ragazzo in sciarpa azzurra: attorno a lui il deserto. Era il 23 marzo dell'anno scorso e grazie alla diretta tv la videro in tanti quell'immagine del tifoso solitario, quasi sfrontato, eroico. Emblema di dove può arrivare la passione calcistica. Perché Simone Rantin di partite del Pavia ne ha perse poche in questi anni, anche a costo di farsi chilometri su chilometri. Una passione nata per «colpa» dei pranzi domenicali dalla nonna. «Sono pavese da parte materna ma ho sempre vissuto a Lodi – racconta il 23enne Rantin, che lavora alla Galbani di Casale Cremasco – da piccolo, però, la domenica capitava spesso di andare a pranzo dalla nonna a Lardirago. Mi piaceva il calcio e mio papà, che andava spesso a San Siro per il Milan, mi portava a vedere le squadrette locali». Finché un giorno ha scoperto che c'era anche il Pavia. «Tutta un'altra cosa. Lì è cominciata una passione». Irrefrenabile. A 14 anni Simone inforca il motorino e si fa Lodi-Pavia per andare a vedere gli azzurri quando giocano in casa. La febbre a 90° cresce, e dai 19 anni Simone è abbonato in curva. E poi ci sono le trasferte. «Ho rinunciato solo per motivi di lavoro, le faccio con quelli che chiamo i miei fidati compagni», spiega. La salvezza nello spareggio di due stagioni fa a Ferrara è in cima ai ricordi più belli («il culmine della gioia»), ma anche le trasferte vincenti come quella di Vercelli (vittoria 1-0 con gol di Carotti), nello stesso anno. E tuttavia un posto speciale ce l'ha proprio quel Lecce-Pavia, nonostante la sconfitta 1-0. «Dovevano venire due amici con me, avevano già preso il biglietto dell'aereo. Ma poi la partita fu anticipata e loro non potevano più – racconta Simone – per giorni mi sono chiesto se valeva la pena andare da solo, anche perché avrei dovuto rifare il biglietto. Mi davano del matto, ma alla fine ho pensato che dovevo andare per non lasciare sola la squadra. Pentito? Nemmeno per sogno. I due amici mi hanno poi raggiunto il giorno dopo, di domenica, a Lecce: ormai il biglietto l'avevano e volevano farsi un giro». Eppure anche Simone ha accusato il colpo di questa stagione un po' farlocca, senza retrocessioni. Iniziata con un cambio in panchina. «L'esonero di Roselli, quello che ci aveva portato a una salvezza insperata, è stato inspiegabile. Ma a parte questo, con il campionato di quest'anno le partite si sono trasformate in mezze amichevoli». E anche i buoni propositi sono miseramente falliti. «Mi sta bene che il Pavia non abbia tanti soldi. Ma parlare di progetto per cercare di andare in B in tre anni e poi a gennaio vendere quasi tutti i titolari è stata una presa in giro dei tifosi, in particolare degli abbonati. Avrei preferito un discorso più onesto del tipo: "Di soldi ce ne sono pochi, faremo una squadra giovane e arriviamo dove si può". La squadra si impegna al massimo e mi sta anche bene che ci siano tanti giovani, ma si sa sapere che sono poco concreti, devono ancora imparare a stare in campo». Ora il futuro del Pavia è appeso a possibili acquirenti. Ma uno come Simone Rantin non cesserà certo di seguire la squadra: «Anche se dovessimo ripartire dall'Eccellenza o dalla Promozione. Troppo facile tifare Inter, Milan o Juve. Non mi scoraggio. Una passione vera la si vive fino alla fine». ©RIPRODUZIONE RISERVATA