La Provincia si ribella «Non paghiamo il Parco»

E' una questione anche politica quella dello scontro sui 340mila euro che la Provincia non vuole versare. Il presidente del Parco del Ticino fisserà un incontro con Bosone, prima della prossima assemblea. E il 23 aprile sarà a Pavia per un incontro con il Comune. «Dopo l'iniziativa con i gonfiabili per la giornata sul Ticino abbiamo ricevuto tante richieste per replicare – spiega l'assessore Trivi – e ho chiesto al presidente Beltrami (nella foto) di avere il via libera. Pare sia possibile, faremo un sopralluogo». Con in mezzo il nodo «bilancio». «Voglio incontrare Bosone per un chiarimento – dice Beltrami – Se da un punto di vista formale posso capire la necessità di anticipare i tempi dei trasferimenti sostituitivi delle provincie, cosa di cui andremo a discutere con la Regione, dall'altro non capisco la sua mossa». di Marianna Bruschi wPAVIA Assemblea del Parco del Ticino, c'è da votare il bilancio preventivo. Ma la Provincia di Pavia si ribella e dice di non voler mettere la sua quota (340mila euro). Dunque l'approvazione del bilancio salta ed è rimandata. Cosa succede nell'ente che lo scorso 9 gennaio ha compiuto 40 anni? Durante l'assemblea l'assessore provinciale Michele Bozzano, in rappresentanza della Provincia, ha spiegato che a bilancio quei soldi non erano stati inseriti. «Non è che dai quei soldi dipenda il dissesto della Provincia – dice il presidente Daniele Bosone – ma è un problema di sostanza. In questo momento la nostra Provincia ha problemi enormi sulle condizioni delle strade: è etico che spenda quasi 400mila euro per sostenere un ente come il Parco del Ticino senza un adeguato ritorno»? Insomma, i soldi la Provincia può recuperarli nel bilancio ma è l'esistenza stessa del Parco a essere messa in discussione. «Ormai è più un ente burocratico, noi invece siamo pronti a investire su enti che promuovano il territorio – dice Bosone – Quando abbiamo avuto bisogno del Parco non abbiamo avuto risposte: è così per esempio per il galleggiamento del ponte di Bereguardo o quando abbiamo chiesto che il Lido diventasse un punto di interesse per tutto il Parco. Ora che è in atto una trasformazione delle province il tema va posto. Noi siamo disposti a farci carico della parte provinciale del Parco, riassorbendo il personale. In questo modo si risparmierebbe e la programmazione territoriale sarebbe unica». Cosa è cambiato dalla fondazione del Parco nel 1974? «Negli anni 70 c'era un'idea - giusta - di fare del Ticino un'area in cui si conservasse il patrimonio. Oggi ormai la missione di tutela è compiuta, l'idea di conservazione del territorio è radicata». Sul futuro del Parco che si estende per 91.410 ettari non è dello stesso parere il presidente Gian Pietro Beltrami: «Riconvocheremo l'assemblea per i primi di maggio – spiega Beltrami – e nel frattempo vedremo di convincere il presidente Bosone a cambiare opinione: non è che ci si può sottrarre a degli impegni che durano da 40 anni. Saremmo obbligati ad adire le vie legali. Bosone questa quota la deve pagare». Beltrami spiega che da un lato sarà necessario pensare al tema della sostituzione dei trasferimenti delle province quando esse spariranno del tutto. «E se ne dovrà parlare con la Regione – dice Beltrami – ma io credo fermamente che senza il Parco e senza i suoi vincoli avremmo visto massacrare tante belle zone. E oggi non ci sarebbe l'opposizione a Malpensa o alla Broni-Mortara». All'assemblea del Parco c'era anche Pietro Trivi, con la delega del sindaco Cattaneo: «La Provincia è l'unico ente che non mette la quota di iscrizione, ma tutti hanno lo stesso problema, per esempio le buche nelle strade – dice l'assessore – Tanti Comuni, compreso quello di Pavia (la cui iscrizione al Parco è di circa 100mila euro), devono ancora approvare il bilancio preventivo e c'è già qualcuno che dice "se la Provincia non mette la sua quota non la mettiamo neanche noi"». @mariannabruschi ©RIPRODUZIONE RISERVATA