D'Alema: così si spegne il partito

ROMA «Noi dobbiamo essere il Pd. Una minoranza deve sempre aspirare ad essere maggioranza e non possiamo accettare che il Pd diventi un'altra cosa, che si spenga». A parlare così è Massimo D'Alema, leader indiscusso della sinistra che dal palco del teatro Ghione, dove Cuperlo ha raccolto una parte della minoranza dei Pd, galvanizza soprattutto gli ex Ds che si sentono spiazzati dall'attivismo di Renzi. L'incitamento di D'Alema arriva in tarda mattinata in un convegno che è stato seguito da una platea al completo fino al pomeriggio. Un appuntamento per un rilancio della sinistra di fronte al rischio di un partito che si disorganizza e ad avviso dei partecipanti si trasforma in un "comitato elettorale" dell'ex sindaco di Firenze. «Noi siamo - scandisce D'Alema - una parte grande della militanza e questa forza deve attivarsi. Il Pd dobbiamo farlo funzionare noi, dobbiamo lavorare per il tesseramento del Pd anche se le tessere non si stampano più». «Noi nelle sezioni, nei circoli ci siamo, vediamo se ci stanno anche loro», aggiunge D'Alema tra gli applausi svegliando l'orgoglio dell'apparato e dei militanti in gran parte di provenienza Ds. D'Alema batte il tasto su una minoranza che «si prende l'impegno e la sfida di organizzare un partito» che altrimenti «appassisce». «Siamo vissuti - lamenta - come un peso, considerati un ostacolo, e non una straordinaria risorsa». Sui rischi che corre il partito, D'Alema è più netto di Cuperlo che ha aperto i lavori del convegno: «Il Pd sta diventando un comitato elettorale del leader, un partito radicato nelle istituzioni e servente». «Ma il partito delle primarie - si chiede D'Alema - senza il partito che cosa è, cosa diventa?». Quindi aggiunge: «C'è il rischio di un mutamento qualitativo del sistema democratico». Ma al di là del desiderio di riscossa della sinistra, sia Cuperlo che D'Alema, ma anche Bersani, sottolineano la necessità di non apparire conservatori. Tesi ribadita da Cuperlo che chiede di «non piegare il confronto interno in un conflitto tra riformisti e conservatori». «Noi - aggiunge D'Alema - non possiamo essere percepiti come il passato e non possiamo ridurci ad una frazione parlamentare che frena il coraggio riformista di Renzi. Dobbiamo - insiste - rilanciare la sfida riformista». In tutti gli interventi vengono sottolineate le perplessità su riforme del Senato ed elettorale. E si invoca un partito strutturato che sappia organizzare il dissenso interno con la prospettiva di "correggere" il processo riformatore. Cuperlo strappa applausi quando dice che non è disposto «a sacrificare la Bibbia della Costituzione sull'altare di un accordo politico», mentre D'Alema critica l'Italicum sostenendo che «ricompatterà la destra intorno a Berlusconi». Anche Bersani assicura che «le riforme devono andare avanti rapidamente» ma avverte: «Ci vuole lo stesso tempo a fare la cosa giusta o sbagliata» e la cosa sbagliata è una legge elettorale con un mega premio di maggioranza «a parlamentari pur sempre nominati che possono eleggere il presidente della Repubblica e i massimi organi istituzionali».