Tokyo torna al nucleare «Ma solo impianti sicuri»

TOKYO Non è bastata la grave emergenza di Fukushima, ancora irrisolta, a far cambiare rotta al Giappone che, invece, torna al passato e al nucleare a uso civile. Il governo del premier liberaldemocratico Shinzo Abe, col via libera al nuovo piano energetico nazionale, azzera infatti le precedenti linee approvate nel 2012 dall'esecutivo guidato dal Partito democratico sul progressivo azzeramento del nucleare a favore delle fonti rinnovabili (sebbene in un arco temporale di 30 anni) seguendo un percorso adottato anche sull'effetto emotivo della peggiore crisi atomica dopo Chernobyl. Il nuovo piano ammette la ripartenza dei reattori (48 unità sull'intero arcipelago, tutti fermi), ma solo di quelli ritenuti «sicuri», seguendo la regolamentazione «più stringente al mondo». Allo stesso tempo, si ammette la continuità dei progetti su riciclaggio e riprocessamento del combustibile esaurito, in fase di stallo, confermando l'impegno a gestire l'intera sequenza dell'arricchimento - grazie all'apposito accordo siglato con gli Usa, che l'hanno rifiutato alla Corea del Sud - come unico Paese al mondo sprovvisto di armamenti atomici. Un'ipotesi mal vista dai Paesi vicini, Cina in testa, i cui media ufficiali non molto tempo fa hanno esplicitamente accusato Tokyo di avere uno stock consistente di plutonio e uranio, impiegabile a fini militari. Il cambio di orientamento era ampiamente atteso dopo la presa del potere a fine 2012 da parte del partito Liberaldemocratico, tradizionalmente a favore dell'industria nucleare nipponica che annovera i leader mondiali del settore - Toshiba, Hitachi e Mitsubishi Heavy Industries - e che ha concluso accordi per la costruzione di centrali all'estero, da ultimo in Turchia. Il governo, tuttavia, ha impiegato più tempo delle attese per «affinare lo schema» di riferimento a causa delle polemiche tra gli stessi parlamentari su bozze valutate «troppo pro-nucleare», nel mezzo di un sentimento popolare diffuso che resta, malgrado tutto, in maggioranza contrario alle centrali. «Abbiamo compilato le basi di una nuova politica energetica responsabile sul medio-lungo termine che sostiene la vita delle persone e le attività economiche», afferma Toshimitsu Motegi, ministero dell'Economia, del Commercio e dell'Industria, a capo del progetto di revisione. Il governo non ha incluso, al momento, percentuali specifiche sul futuro mix energetico del Paese a causa delle difficoltà di prevedere il numero di reattori in grado di ripartire, rilevando però che il nucleare «è un'importante fonte di energia a basso costo» in grado di generare elettricità in modo stabile. Tra eccessivi oneri di riallineamento ai nuovi standard e impianti prossimi o di età superiore ai 40 anni, l'ipotesi su cui si ragiona è che alla fine una ventina di unità possa tornare operativa, con la previsione di consentire la costruzione di nuove strutture al fine di «garantire un approvvigionamento energetico stabile in un Paese con risorse naturali scarse». Per dimostrare la volontà di aumentare le fonti rinnovabili, il governo promette una loro introduzione a livelli «più alti» che in passato. Nel piano del 2010 si puntava all'ambizioso target del 20% circa della domanda complessiva del fabbisogno elettrico al 2030.