«Metto in scena la follia creativa del pittore Ligabue»
PAVIA "Un bès . Antonio Ligabue" è il titolo dello spettacolo teatrale di e con Mario Perrotta, prodotto da Teatro dell'Argine, che andrà in scena questa sera alle 21, al Politeama, per la rassegna "Alfabeti Differenti" (ingresso libero). Attore, regista e drammaturgo, Perrotta ha sentito il bisogno e la necessità di rimettere al centro dell'attenzione la marginalità, di indagare la "follia creativa" del pittore Antonio Ligabue, concentrandosi sulla parola "confine". «Usare il fiume Po come confine e Antonio Ligabue per scardinare quel confine – dice Mario Perrotta - significa indagare il rapporto di una comunità con lo "scemo del paese", da tutti temuto e tenuto a margine. Ma significa anche accettare una nuova visione delle cose, una visione "folle", che mette a rischio gli equilibri di chi osserva, che arriva a domandarsi: chi è il pazzo?». La storia dell'arte è popolata di "folli", perché proprio Ligabue? «Mi sono trovato in un certo senso costretto a seguire una personalissima attrazione, ancestrale direi, per l'animale Antonio Ligabue, quella zona bestiale e pura che lui ha così tenacemente cercato nella sua opera, restituendola a noi con una violenza insuperata. Faccio parte della generazione "traviata" dallo sceneggiato televisivo interpretato da Flavio Bucci, che nel 1977 si fece conoscere dal grande pubblico interpretando "Ligabue", diretto da Salvatore Nocita. Ma questo sarebbe poco per dedicare tre anni di lavoro ad un'opera teatrale, infatti c'è anche un motivo personale». E sarebbe? «Quando sono arrivato a Gualtieri, il paese di Ligabue, mia moglie ed io eravamo in pieno percorso per l'adozione internazionale di un bimbo. All'epoca sapevamo con certezza solo che sarebbe arrivato dall'Africa Centrale, che sarebbe stato inequivocabilmente nero e che in Italia, per qualcuno, sarebbe stato un "diverso". Allora ci siamo chiesti se saremmo stati in grado di attrezzarlo per far fronte alle "accuse" di diversità, per strada o a scuola e questa mia fragilità ha fatto sì che, come uomo di teatro, ci abbia lavorato sopra. Ho scelto Ligabue, il diverso per eccellenza». Lo spettacolo si compone di tre parti, come sono le altre due? «A Pavia porto la vicenda umana di Ligabue; tra due mesi debutterò con la seconda parte, sulla produzione artistica, e la terza (nel 2015) sul rapporto di Ligabue con il territorio. Andremo a occupare tutto il paese di Gualtieri e poi tutta la golena del Po, vorremmo mettere un palco sul Po. E quello spettacolo si potrà vedere solo lì». (m. piz.)