Renzi chiude all'accordo con i grillini
di Maria Berlinguer wROMA «Ogni giorno ce n'è una, capisco anche l'ansia di visibilità di alcuni che appartengono al mio partito o ad altri, c'è bisogno di dimostrare che si esiste,anche lanciando ipotesi che non hanno alcuna possibilità di essere realizzate come se dopo 30 anni ci si potesse permettere questo lusso». Matteo Renzi stronca il dibattito che sta lacerando il Pd sulle riforme costituzionali. Il premier promette di essere pronto a discutere con tutti ma avverte la minoranza democratica: ora che la bozza è arrivata a Palazzo Madama dopo la verifica del Colle non è ammissibile tornare da capo su ogni discussione. E le riforme, oltre ad essere la precondizione della ripresa economica, sono per il governo «un assoluto impegno morale». L'ottimismo di Renzi cozza con il tentativo del Movimento cinque stelle di infilarsi nel dissenso di una parte del Pd. Dopo le rassicurazioni di Berlusconi sul fatto che non farà saltare l'accordo, la giornata si apre con le dichiarazioni del capogruppo grillino, Maurizio Santangelo, che mostra apprezzamento per la proposta di legge presentata dal Pd Vannino Chiti e da altri 22 senatori dem. «È praticamente la nostra proposta, fotocopiata», dice. Non tanto una rivendicazione di copyright quanto una chiara mano tesa alla minoranza del Pd che sulle riforme non vuole allinearsi sulla bozza Boschi. E infatti nonostante le pressioni e l'intervento del capogruppo al Senato Luigi Zanda che ricorda che l'unica proposta in campo è quella del governo, approvata in direzione, la proposta Chiti resta in campo. Corradino Mineo, uno dei firmatari, ironizza sui richiami all'ordine di partito lanciati dal «Rottamatore» e non sembra affatto imbarazzato dall'asse con i grillini con i quali, ricorda, abbiamo votato insieme per la decadenza di Berlusconi da senatore. Felice Casson, a chi gli chiede se davvero il ddl potrà essere approvato entro il 25 maggio in prima lettura, dice: «Intanto bisogna che il testo arrivi, probabilmente ci sono sgrammaticature costituzionali che, immagino, stiano sistemando al Colle». Immediata la smentita del Quirinale che nega correzioni di alcun tipo e ricorda che tocca al governo trasmettere al Parlamento il ddl. In serata la questione si risolve perché Pietro Grasso, presidente del Senato, riceve il disegno di legge sulla riforma del bicameralismo e del Titolo V e lo passa alla commissione Affari costituzionali. «Entro il 25 maggio il Senato batterà il primo colpo che vuol dire anche eliminare rimborsopoli», assicura Renzi. Il percorso però non sarà una passeggiata per il governo. Per ora cade nel vuoto la richiesta fatta ai 22 dissidenti di ritirare il loro testo. E anzi Mineo sembra apprezzare le aperture che arrivano per una possibile convergenza non solo dal M5S ma anche da diversi espulsi come Campanella che propone di votare il testo Chiti con grillini e Sel. Apparentemente le proposte sembrano inconciliabili, soprattutto dove il ddl dei dissidenti chiede che i senatori continuino ad essere eletti, insieme ai consigli regionali. Renzi però ha ribadito che non è disposto a trattare su alcuni paletti e tra questi c'è la non eleggibilità dei senatori, il fatto che non votino la fiducia al governo e la garanzia che non ricevano indennità. Una nuova mediazione nel gruppo Pd si cercherà martedì prossimo, giorno nel quale Zanda ha convocato una terza riunione del gruppo con all'ordine del giorno le riforme. Ma non è solo il Pd a preoccupare Renzi: il forzista Paolo Romani rilancia l'elezione diretta dei senatori mentre Giovanni Toti chiude alle intese con i M5S: non possono esserci maggioranze parallele. ©RIPRODUZIONE RISERVATA