Consorzio, gli operai scrivono al Papa
di Linda Lucini wPAVIA I 27 lavoratori licenziati dal Consorzio agricolo hanno scritto a tutti, anche al Papa. Una lettera per ottenere il sostegno alla loro lotta e per salvare una struttura che ha 150 di storia. A papa Francesco i lavoratori hanno raccontato perchè continuano a presentarsi tutte le mattine in azienda nonostante la lettera di licenziamento: «Vogliamo vigilare su quanto in essa contenuto» e al pontefice hanno chiesto di «intervenire a sostengo della giusta lotta dei lavoratori per evitare che il territorio pavese, già duramente segnato dalla crisi economica-occupazionale, perda un altro gioiello della sua tradizione storica». Venti dei dipendenti intanto hanno già dato mandato all'avvocato Riccardo Arnò di impugnare i licenziamenti davanti al giudice, ma nel frattempo continuano a portare avanti la battaglia per ottenere le dimissioni del presidente Giuseppe Ghezzi e per protesta indossano tutti un cappellino bianco. Oltre alla missiva al pontefice, i lavoratori hanno inviato lettere anche al vescovo, monsignor Giovanni Giudici, a tutti gli onorevoli pavesi, alle assocaizioni agricole, a Regione Lombardia, Provincia, Tribunale e Comune di Pavia e ai ministri Maurizio Martina e Federica Guidi: «E' indispensabile che il ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con quello alle Politiche agricole, provveda a una sollecita chiusura del procedimento in corso con la nomina di un commissario governativa con il quale i lavoratori sono pronti a confrontarsi». I dipendenti licenziati fanno anche appello ai 4mila soci del Consorzio e agli agricoltori pavesi. «Il Consorzio agrario è la vostra casa da più di cento anni, è stato creato dai vostri padri, nonni, bisnonni. Difendetelo come noi già stiamo facendo». Ieri pomeriggio i lavoratori si sono riuniti in assemblea alla presenza di un sindacalista della Cisl.