Maroni: basta con la politica dal 2018
MILANO Mancano quattro anni (su cinque) alla fine del suo mandato, ma Roberto Maroni si è già fatto sfuggire di non avere intenzione di ricandidarsi, nel 2018, per un secondo mandato da presidente della Regione Lombardia. «Avevo deciso di chiudere con il Parlamento quando mi sono candidato a governare la Lombardia, fare il presidente ha solo allungato di cinque anni il mio impegno nella cosa pubblica», ha detto in un incontro a Trento, come ricostruito da alcuni giornali, aggiungendo che la sua «è una scelta di vita» per chiudere con la politica. Non è chiaro quanto l'uscita di Maroni - che è stato eletto per la prima volta alla Camera nel 1992 ed è stato ministro per tre volte nel 1994, 2001 e 2008 - sia stata ponderata o sia stata l'espressione di un pensiero che avrebbe dovuto restare nascosto. Finora Maroni ha sempre anzi scherzato con i suoi interlocutori sulla percezione di doversi «ricandidare». L'ex leader leghista ha però invitato i giornalisti a non creare dietrologie: «Sono trasparente e limpido come l'acqua». Piuttosto, ha spiegato di sentirsi così «più forte e meno condizionabile nelle scelte per i prossimi anni» da governatore. Il Pd è invece convinto che il gesto di Maroni sia dovuto anche alla difficoltà di realizzare alcune promesse elettorali di appena un anno fa. «Maroni - ha detto per esempio il segretario lombardo Alessandro Alfieri - effettivamente le ha sparate troppo grosse per ripresentarsi tra 4 anni al giudizio degli elettori. Dalla macroregione, che non si farà, è passato alla regione a statuto speciale, dal 75% di tasse è passato al 100%: da qui a fine legislatura non sappiano che cosa sarà costretto a inventarsi». Si vedrà nel 2018, comunque, se la scelta di Maroni sarà confermata e se sarà servita ad accelerare il passo delle riforme (da quella per la semplificazione a quella della sanità fino a quel referendum per ottenere da Roma lo Statuto speciale che ha sostituito la "macroregione del nord" come «soluzione a tutti i problemi»), su cui incombono anche le incertezze nei rapporti con un alleato fondamentale come Ncd, che appena una settimana fa ha disertato il Consiglio per chiedere più spazio in giunta e «maggiore collegialità». L'unico della maggioranza di centrodestra a parlare ieri della novità è stato proprio il segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha definito Maroni un «uomo libero» e di cui va «ancor di più orgoglioso». Nella scelta del governatore possono rientrare del resto anche alcuni fattori non strettamente politici. Appena a dicembre, Maroni ha lasciato a Salvini la segreteria leghista dopo un anno e mezzo di "ponte" seguito a più di vent'anni di leadership di Umberto Bossi.