Vellezzo, lacrime e girasoli per l'ultimo saluto a Giulia
«La vita è breve, perdona in fretta, bacia lentamente, ama davvero, ridi sempre di gusto... e non pentirti mai di qualsiasi cosa ti abbia fatto sorridere, oppure piangere». La frase campeggia sulla maglietta bianca posata sulla bara color panna. Gli amici di Vellezzo hanno voluto salutare in questo modo Giulia Scolari, tracciando i loro pensieri con un pennarello nero sulla tela e poi appoggiando la maglietta, con le loro firme sul retro, sul legno chiaro non appena il feretro è arrivato davanti alla chiesa. Alcuni di loro hanno tenuto strette in mano, per l'intera cerimonia, le fotografie con il sorriso e il viso giovane di Giulia. di Maria Fiore wVELLEZZO BELLINI Un silenzio irreale ha accolto, alle 16 in punto, la bara color panna ricoperta di girasoli. Solo pianto, lacrime e dolore all'ombra della chiesa dei santi Gervasio e Protasio, troppo piccola per contenere la folla che ha voluto dare l'ultimo saluto a Giulia Scolari, morta a 22 anni nello schianto contro un'auto contromano in tangenziale. Centinaia di persone hanno trovato posto sulle sedie allestite all'esterno, sulla piazza davanti alla chiesa, davanti agli altoparlanti preparati perché tutti potessero ascoltare la messa, officiata da don Lorenzo Lardera, don Andrea Migliavacca, don Enzo Campolunghi e don Davide Rustioni. Vellezzo si è fermata per un giorno, in una morsa di dolore e di tristezza, per dire addio a una figlia del paese e stringersi attorno all'angoscia dei genitori. Del papà, Stefano Scolari, e della madre di Giulia, Angela Sperlì, che hanno accompagnano con passo lento la bara su cui gli amici della ragazza hanno posato una maglietta bianca, con le loro firme. E ci sono soprattutto loro, i giovani della frazione di Giovenzano e gli amici di Vellezzo e di Pavia, che si abbracciano e nascondono le lacrime dietro agli occhiali da sole. Mescolati agli anziani con gli occhi rossi, che piangono una giovane vita spezzata. E poi, i colleghi di lavoro di Giulia, dello studio di commercialista dove la ragazza era impiegata, venuti da Milano. E gli ex colleghi del centro commerciale Bennet di San Martino, dove la giovane aveva fatto la cassiera fino a settembre. E proprio ai giovani sono stati dedicati i messaggi letti in chiesa da Marco, il catechista, e da un'amica di famiglia: «Vi esortiamo a pensare che chi guida può fare del male agli altri, che sono figli, fratelli, genitori. Se vi dovesse capitare di avere sonno, di avere bevuto, di sentirvi distratti, non mettetevi alla guida di un'auto e pensate a Giulia», a una giovane che contagiava tutti con la sua voglia di vivere, «a lei che non riusciva a farsi bastare il tempo per fare tutto ciò che amava, con il suo modo un po' irruento», lei che «dieci minuti prima dello schianto parlava con un amico delle torte che doveva fare, perché forse anche in cielo era arrivata la sua fama di pasticciera. Ora – ha proseguito Marco – tutti hanno il dovere di tenere vivo il ricordo di lei». Ma il pensiero va anche «agli altri ragazzi coinvolti nell'incidente, affinché il Signore li protegga». Non c'è rabbia, tra la folla, ma sgomento e tristezza. «E invece devono prevalere la fede e il coraggio – ha spronato don Lorenzo Lardera nella sua omelia dedicata al mistero della risurrezione di Lazzaro, dal Vangelo secondo Giovanni –. Anche davanti alla morte, anche se ci sono cose che non comprendiamo e restano oscure. Si inciampa, si può cadere di fronte a certi avvenimenti, ma dobbiamo provare a uscire dal paese della sofferenza e andare incontro a Gesù e alla luce». Un applauso ha segnato l'uscita del feretro della chiesa. Quindi Giulia Scolari è stata accompagnata in corteo fino al cimitero di Vellezzo, per la sepoltura.