Morto in casa da 20 giorni nessuno lo ha mai cercato

Ora la salma di Josemar Carvalho Da Silva è in una cella frigorifera della camera mortuaria dell'ospedale di Voghera, a disposizione della magistratura. La procura di Pavia non ha ancora deciso se disporre o meno l'autopsia, che però sarà l'unico esame in grado di fare piena luce sulle cause e sulla data del decesso. Se si deciderà di procedere con l'autopsia, l'esame dovrebbe essere effettuato martedì. Dopo la decisione della procura, la salma verrà consegnata alla famiglia del brasiliano, per i funerali. L'unico parente in Italia sembra essere la moglie, che però ieri mattina non era stata ancora rintracciata. di Paolo Fizzarotti wVOGHERA Solo l'autopsia potrà fare piena luce sul giallo di corso XXVII marzo: il cadavere di un uomo, in avanzato stato di decomposizione, trovato all'interno di un appartamento al civico 151. La vittima si chiamava Josemar Carvalho Da Silva, aveva 55 anni, ed era un brasiliano con regolare permesso di soggiorno in Italia. In base alle condizioni in cui è stato trovato il corpo, il decesso risaliva a oltre venti giorni prima del ritrovamento. Il brasiliano non aveva parenti in Italia: solo la moglie, che abita a Forlì. Carvalho Da Silva aveva però interrotto da tempo i rapporti con la donna: come prova il fatto che a dare l'allarme per la sua sparizione non sia stata lei ma alcuni vicini di casa infastiditi dall'odore nauseabondo che proveniva da sotto la porta dell'appartamento al primo piano dello stabile. La salma è stata trasportata alla camera mortuaria dell'ospedale di Voghera: non è in condizioni tali da essere riconoscibile da parte della moglie o dei vicini di casa. Non ci sono però dubbi sull'identità dell'uomo. La segnalazione dei vicini alla polizia scatta alle 19 di venerdì. La volante arriva sul posto, l'odore c'è ed è effettivamente stomachevole: bisogna entrare in casa, e vengono quindi chiamati anche i vigili del fuoco. Poi viene rintracciato anche il padrone di casa, che arriva con le chiavi e le consegna ai pompieri. Il cadavere di Carvalho da Silva è sul letto: indossa solo una maglietta, sulla pancia ha un piccolo plaid. Il medico legale, dopo il primo sommario esame, non trova segni di violenza sul corpo, nè tracce di sangue in giro. Intervengono anche gli agenti della polizia scientifica. La casa è in ordine, la porta è chiusa dall'interno ma senza alcun giro di chiave: solo il click. Non ci sono segni di effrazione, di collutazione o di intrusione da parte di altri. Il decesso dovrebbe quindi essere stato provocato da un malore. Resta il mistero: com'è possibile che nessuno per oltre 20 giorni si sia accorto della sua assenza? «Viveva da solo - racconta una donna - Non dava grande confidenza ai vicini. Riceveva molte visite di uomini, soprattutto al pomeriggio e alla sera. Probabilmente sono venuti anche in questi giorni, hanno suonato e se ne sono andati quando hanno visto che il brasiliano non apriva. Purtroppo nessuno ha pensato di chiamare la polizia. I brasiliani in inverno spesso tornano al loro paese e rientrano qui con i primi caldi: per questo nessuno dei residenti nella zona ha fatto caso alla sua assenza».«Non ho mai visto quell'uomo - afferma Luciano Bonini, ex comandante dei vigili del fuoco di Voghera, che abita in una villetta a fianco - Probabilmente avevamo orari diversi. Venerdì sera ho visto il trambusto, con la polizia e i miei ex colleghi, e mi sono un po' preoccupato».