Marco Malvaldi racconta il giallista "dietro le quinte"
PAVIA «Da bambino, vedevo mio padre che passava le proprie giornate a preparare i lucidi per le lezioni; mio padre insegnava immunologia, e secondo me il suo lavoro consisteva nel fare disegni bellissimi e coloratissimi e poi andarne a parlare agli studenti. In poche parole, il lavoro più bello del mondo. Per cui, da bambino quando mi chiedevano "cosa farai da grande" rispondevo "il professore universitario". Questo ha avuto un impatto piuttosto negativo sulla mia socialità, da bambino, e anche oltre, per cui leggevo moltissimo: il che è necessario per scrivere». Racconterà questo e molto altro del "dietro le quinte" della sua professione di scrittore, Marco Malvaldi, che domani alle 21, al collegio Nuovo (via Abbiategrasso 404, Pavia) sarà protagonista dell'incontro "Chimica del giallo", condotto da Anna Modena, docente di letteratura italiana all'Università di Pavia. Partendo dalla sua ultima opera "Argento vivo" (Sellerio, 2013), il giallista pisano ripercorrerà le tappe della sua scrittura, dagli esordi ad oggi, raccontando un po' di sé e molto di quello stile che lo ha portato più volte ad essere considerato una sorta di "Camilleri in versione toscana". «Ne sono lusingato, sono un grande ammiratore di Camilleri – commenta Malvaldi – La mia ispirazione però arriva anche da altri, Wodehouse e Guareschi su tutti, ma anche due umoristi livornesi, Federico Sardelli ed Ettore Borzacchini, forse non molto noti al di fuori della Toscana, ma venerati nella mia regione. A ragione, perché sono geniali entrambi». Appassionato di lirica, di poesia e di umoristi inglesi, Malvaldi è noto al grande pubblico per la sua ricca produzione, quasi tutta di casa Sellerio, a partire dal fortunato esordio "La briscola in cinque", pubblicato nel 2007 (quando è ricercatore al dipartimento di chimica dell'Università di Pisa) e scritto nei ritagli di tempo, in quattro anni. L'anno successivo, esce "Il gioco delle tre carte" (finalista del Premio Bancarella 2010) cui seguono prima "Il re dei giochi", poi "Odore di chiuso", ispirato a Pellegrino Artusi, che si aggiudica il premio Castiglioncello nel 2011. I primi tre, con "La carta più alta" (2012), ambientati in un paesino toscano con protagonista un "barista-investigatore" affiancato da un gruppo di vecchietti impiccioni, fanno parte della "saga del BarLume", tradotta in tedesco, spagnolo e francese e trasmessa su Sky. Della sua formazione scientifica Malvaldi non si dimentica, né nei suoi gialli, né nei volumi di divulgazione che ha contribuito a scrivere. Ne sono un esempio il libro con Roberto Vacca sulla mercificazione delle pandemie e quello che ha in preparazione con il fisico dell'Università di Pisa, Dino Leporini, su prospettive e limiti della logica applicata all'informatica. Ingresso libero. (m. piz.)