Francesco: «Io comunista? Il Vangelo è con i poveri»
di Paolo Sacredo wCITTÀ DEL VATICANO L'accusa di essere un "comunista" è tornata più volte in questo anno di pontificato di Francesco. Voci di questo tipo si sono sollevate nell'episcopato americano e tra i Repubblicani Usa, poi è stata la volta degli ambienti più conservatori della chiesa spagnola e latinoamericana che non vedono di buon'occhio un Papa che dal sontuoso palazzo Apostolico del Vaticano si trasferisce in un modesto appartamento di una settantina di metri quadri. E ieri Bergoglio ha nuovamente affrontato il tema in una intervista con alcuni studenti di una facoltà belga di scienze della Comunicazione, trasmessa da un tv fiamminga. «Ho sentito, due mesi fa, che una persona ha detto: "Ma, questo Papa è comunista". E no! L'amore ai poveri è una bandiera del Vangelo, non del comunismo» ha sentenziato il Pontefice. In effetti, la sua vicinanza agli ultimi è uno degli aspetti che ha più colpito dentro le Mura Vaticane. Non per nulla una delle sue prime uscite pubbliche fu a settembre al centro Astalli di Roma, associazione che si occupa di dare assistenza a immigrati e rifugiati nella Capitale. Per Bergoglio, quello che conta è la fede che viene dal Vangelo, «una fede senza ideologia», rimarcando che «i poveri sono al centro dell'annuncio di Gesù. Basta leggerlo. Il problema è che poi questo atteggiamento verso i poveri alcune volte, nella storia, è stato ideologizzato». Un accenno questo alla Teologia della Liberazione, che negli anni '70 e '80 in America Latina tentò di coniugare comunismo e fede. Tra gli avversari della Teologia ci fu l'allora arcivescovo Bergoglio, che però a febbraio in Vaticano ha incontrato proprio alcuni esponenti di quel movimento. Nel rispondere a una ragazza non credente, il Papa ha poi affermato che «tutti siamo fratelli. Credenti, non credenti, o di questa confessione religiosa o dell'altra, ebrei, musulmani … tutti siamo fratelli! L'uomo è al centro della storia». E poi, la politica, perché se è vero che Francesco è vicino agli ultimi, è altrettanto vero che è lontano dai potenti. Guarda però con attenzione alle nuove classi dirigenti e mette in luce che «siano di sinistra, siano di destra, hanno un nuovo stile. E questo mi dà fiducia». L'obiettivo principale dei politici deve essere ridurre la disoccupazione, un male che, secondo il pontefice, toglie «la dignità». E proprio l'assenza di lavoro sarebbe stato uno dei temi affrontati ieri pomeriggio nell'incontro tra il Papa e Matteo Renzi a Casa Santa Marta. Renzi infatti non c'era alla messa del Papa per i parlamentari celebrata a S. Pietro il 27 marzo. Una visita privata, di 45 minuti, quella di ieri, a cui ha partecipato anche la moglie del premier e un figlio, che inizialmente doveva rimanere riservata e che ha provocato qualche irritazione in Vaticano quando ieri mattina due quotidiani sono usciti con la notizia dell'incontro, fatta trapelare, sembra, da Palazzo Chigi. Renzi e il Pontefice avrebbero parlato anche della difficile situazione del Nordafrica e delle emergenze umanitarie del Mediterraneo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA